Sito dello scrittore Jayan Walter

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"Realtà virtuale" - racconto di Jayan Walter

 

Anno 2050. Dopo la "Grande Guerra" e gli immani disastri ambientali creati dall'uomo nella sua folle corsa al profitto e allo sfruttamento della natura, senza alcun rispetto del mondo in cui viviamo, dopo un lungo periodo di riparazione di tali danni e di ristabilimento dell'armonia tra i popoli della terra, finalmente era iniziata un'era di pace e prosperità, dove gli esseri umani si lasciavano guidare dai saggi e dai Maestri, e lo sviluppo spirituale era la meta principale degli abitanti di questo pianeta. Erano state sviluppate nuove fonti di energia, che non inquinano affatto e che sono alla portata di tutti, non richiedendo una particolare conoscenza tecnologica per il loro sviluppo. Ormai il "Terzo Mondo", il mondo dei poveri e degli emarginati, era soltanto un ricordo di cui si leggeva nei libri di storia. Tutti i popoli della terra vivevano nella prosperità, lavoravano poche ore al giorno, e il resto del tempo lo usavano o per le pratiche spirituali e la ricerca interiore dell'Infinito, oppure, per la maggior parte dei casi, nel godimento delle delizie sensoriali che si provavano con i nuovi "giochi tecnologici". 

Uno di questi giochi era chiamato "Realtà Virtuale", una specie di costruttore di sogni tridimensionali in cui l'utente provava le stesse sensazioni, a livello percettivo e spazio-temporale, del vivere in una "realtà vera", simile a quella dell'esperienza corporale, ma di gran lunga più appagante. Sensori e stimolatori, situati sotto la superficie di una tuta speciale - una specie di "nuova pelle" che veniva indossata insieme a un casco, entrambi forniti di stimolatori collegati direttamente al cervello per trasmettere gli impulsi di piacere e di godimento e di particolari percezioni fisiche. Tutta questa attrezzatura, collegata a un mega-computer di ultimissima generazione, permetteva di creare veri e propri paradisi artificiali in cui si tuffava la gente alla ricerca di nuove emozioni, ormai stufa della solita vita ordinaria di comfort e benessere (le malattie erano state quasi del tutto debellate).

Prima di entrare in uno di questi "scafandri telematici" bisognava dimostrare di avere una buona padronanza di sé stessi, di essere maggiorenni, di non essere psicolabili e di avere delle buone ragioni per desiderare di tornare alla realtà normale. Ciò veniva accertato con numerosi test psicofisici e psicologici. Recentemente c'erano stati casi di persone decedute durante queste esperienze di realtà virtuale, perciò gli scienziati e i medici che avevano sviluppato questa tecnologia erano molto cauti e bastava un qualsiasi, anche minimo, problema psicologico per non essere accettati. Veniva esaminata tutta la realtà familiare dell'utente, dai genitori ai nonni fino ai parenti più lontani; si controllava che non ci fosse alcuna tendenza ereditaria a isolarsi o a voler sfuggire dalla realtà ordinaria.

Questo gioco era divenuta la meta di gran parte della popolazione della terra. Molti lavoravano anni per accumulare il denaro che serviva per fare uno di questi "viaggi nella dimensione virtuale". Anche se tutti vivevano a un certo livello di benessere, il costo di questi viaggi era così alto che pochi potevano permetterseli.

A un decimo della popolazione dell'umanità questo gioco non interessava affatto, per loro ciò che più contava era la ricerca dell'Infinito, di Dio, l'evoluzione spirituale, venir fuori dalle finzioni e illusioni della vita, non aggiungerne altre. 

Ma per gli altri era davvero il paradiso sulla terra, il sogno di una vita, lo scopo finale dell'esistenza. E tra questi altri c'era Jonathan, un ragazzo di sedici anni, di famiglia molto ricca, che non riusciva a sopportare di dover aspettare ancora due anni prima di compiere il fatidico viaggio virtuale.

"Lo sai, ho trovato il modo per manipolare i dati della mia carta elettronica d'identità" disse Jonathan, fuori di sé dalla gioia, all'amica e compagna Jennifer.

"E come fai? Nessuno può entrare nel computer centrale. Non ci sono riusciti i migliori pirati informatici. Hanno dei programmi di controllo che rendono il sistema davvero inviolabile" disse la sua amata dai capelli biondi, gli occhi azzurri e un corpo da favola.

"Tutti i controlli avvengono dopo che una nuova carta viene resa effettiva, non durante il periodo in cui verificano che i dati dichiarati corrispondano a realtà. Basta che faccio richiesta di una nuova carta, denunciando lo smarrimento della vecchia carta e dicendo di non ricordarmene il codice, che mi fanno riempire un nuovo modulo e mi consegnano una carta provvisoria valevole due settimane, il tempo che impiegano a  effettuare le verifiche. In quelle due settimane io modifico elettronicamente la carta e la rendo effettiva, con la mia nuova data di nascita in cui figuro diciottenne, così posso entrare nella Realtà Virtuale. Ma mi raccomando, non dire a nessuno di ciò, deve restare un segreto tra noi. Quando scopriranno la mia vera età, avrò già fatto il "viaggio" e dirò di aver smarrito anche questa carta, e che quando avevo riempito il modulo avevo commesso un errore nello scrivere l'anno di nascita" spiegò Jonathan.

"Allora portami con te. Fai lo stesso imbroglio con la mia età, voglio provare anch'io l'emozione del paradiso".

"Ma riuscirai a non farti scoprire quando farai le dichiarazioni per ottenere la nuova carta? Ti conosco bene e so che non riesci a mentire e che subito ti fai tutta rossa quando cerchi di nascondere qualcosa".

"Ci riuscirò. Quando voglio qualcosa ho abbastanza determinazione e sangue freddo da ottenerla, anche se si dovesse trattare di dire il falso. E poi, voglio essere con te durante questa bellissima esperienza".

Così fecero e ottennero le nuove carte d'identità che modificarono nell'anno di nascita.

Era giunto il momento che tanto avevano atteso, il loro cuore batteva forte, erano così eccitati all'idea di essere sul punto di iniziare il viaggio nella realtà virtuale. Nel frattempo si erano procurati tutti i certificati medici e psicologici sul loro stato di salute psicofisica. L'unico ostacolo, l'età, era stato superato con successo.

Si presentarono all'ingresso della società Paradise e presentarono i documenti.

"Accomodatevi pure. Pochi minuti, il tempo di registrare i vostri dati nell'archivio telematico" disse loro la segretaria incassando l'assegno con la quota d'ingresso di entrambi.

"Accidenti, non ci avevo pensato! Ora che registrano i nostri dati nel computer si accorgono che le tessere non sono ancora convalidate ed effettive. Così finisce il nostro sogno e ci mettono in prigione (casa di rieducazione)" disse Jonathan a Jennifer a bassa voce.

"Non ti preoccupare, in genere i dati vengono riversati in automatico sul computer centrale soltanto nel cuore della notte, per non rallentare le operazioni in corso. Allora già saremo dentro, e in genere non è prudente "svegliare" qualcuno mentre è nel mondo virtuale, potrebbe essere pericoloso. Devono aspettare che finisca il tempo programmato all'inizio, oltre al tempo di preparazione al rientro nella normalità" disse lei rincuorandolo.

"Prego, entrate" disse la segretaria.

Si aprì automaticamente una porta nascosta nella parete, come se il muro si scomponesse rivelando quell'entrata altrimenti invisibile.

Già nella sala d'attesa tutto l'arredamento era molto ben curato, fin nei dettagli. Il pavimento, le pareti e il soffitto erano ricoperti di una soffice moquette. Le poltrone erano estremamente confortevoli, ognuna aveva un video collegato con il nuovissimo sistema Internet che permetteva di dialogare con gli amici in proiezioni tridimensionali olografiche o di fare qualche lavoro telematico in quella breve attesa, o di vedere un'anteprima di quella macchina di paradisi virtuali e conoscere un po' del suo funzionamento e apprendere qualche informazione utile su come comportarsi una volta che si è dentro. Ma quando entrarono nella sala del mondo virtuale, rimasero stupefatti per i colori e le luci che si fermavano a mezz'aria proiettando magnifici scenari - ologrammi tridimensionali di ultima generazione - di paesaggi celestiali. C'era nell'aria un profumo inebriante, si provavano sensazioni dolci e di intenso piacere, tutto questo ancor prima di indossare gli scafandri!

"Possiamo compiere il viaggio insieme? Siamo una coppia" chiese Jennifer.

"Se avete gli stessi gusti e desiderate provare le stesse sensazioni, va bene. Ma vi avverto: dovete avere una grande affinità di carattere ed essere in piena sintonia tra voi, altrimenti potreste creare delle conflittualità mentali che non vi permetteranno di godere appieno dei piaceri del mondo virtuale" disse il tecnico, uno degli scienziati ideatori della macchina, un tipo robusto con una lunga barba grigia e una grossa testa con i capelli lunghi, folti e neri. Doveva essere una persona di grande conoscenza in tutti i campi del sapere, anche se era un po' troppo orgoglioso di ciò, per non dire presuntuoso.

"Ora spogliatevi completamente e fate la doccia e poi la pulizia con gas speciali e creme. Vi aiuteranno gli assistenti. Infine indosserete la tuta con i sensori e poi il casco. E' molto importante che la pelle sia ben pulita affinché i microsensori e stimolatori possano funzionare al meglio" aggiunse.

Nel vedere il suo magnifico corpo dalla pelle vellutata e le forme sensuali e abbondanti emergere dai vestiti in tutta la sua bellezza e fascino, Jonathan provò una forte eccitazione sessuale per la sua compagna. Pur conoscendola bene ed avendo più volte fatto l'amore con lei, non si stancava mai di ammirarne le magnifiche curve del corpo, a cui corrispondeva, diversamente da alcune donne, belle ma un po' oche, un carattere e un'intelligenza superiore alla normalità, e una capacità di donare amore che poche e rare persone posseggono. Anche Jonathan aveva un bel corpo, asciutto e muscoloso, con i capelli lunghi e scuri, le lentiggini sul viso gli conferivano un aspetto un po' birichino e di grande vivacità intellettuale e desiderio di conoscere, gli occhi scuri nascondevano un'antica saggezza che ancora doveva rivelarsi. Entrambi giovani, entrambi con quell'ardente brama di cimentarsi in nuove avventure, di scoprire nuovi orizzonti, di conoscere la realtà in tutte le sue dimensioni possibili e immaginabili, entrambi alla ricerca del significato profondo della vita, al di là delle apparenze e delle forme esteriori. Anche se non erano ancora su un cammino di ricerca spirituale, pur essendo molto attaccati alla dimensione materiale della vita, c'era in loro il desiderio di apprendere nuove lezioni, di conoscere quel che c'è oltre l'orizzonte, non si accontentavano della solita, comoda vita di agiatezze e confort esteriori, erano pronti ad accedere al mondo interiore, anche se ancora non conoscevano come fare.

Dopo che ebbero indossato la tuta e il casco, e che tutti i contatti e i collegamenti al computer centrale erano stati avviati, il tecnico, o meglio il "professore", come veniva comunemente chiamato, spiegò loro come far funzionare la macchina.

"Questa apparecchiatura rileva i vostri pensieri e desideri e li 'materializza' creando una realtà virtuale corrispondente, attraverso la stimolazione appropriata delle varie zone cerebrali e sensorie del vostro corpo. All'inizio viene impostata con delle direttive di base, quali il primo scenario da cui volete partire, poi andate avanti voi stessi, con il vostro pensiero. Non c'è bisogno che vi sforziate di pensare fortemente una determinata cosa, la macchina rileva quelli che sono i vostri desideri più profondi ed essenziali, anche inconsci, non quelli superficiali. E' importante però che non abbiate desideri negativi nascosti: potrebbero materializzarsi... e allora potreste trovarvi in un inferno! Comunque, se avete problemi, basta che dite ad alta voce: 'May day! (Aiuto - S.O.S.)', poiché siete anche in collegamento radio con noi. In quel caso interrompiamo i contatti e voi tornerete nel mondo reale. Però cercate di utilizzare questa risorsa soltanto in caso estremo, poiché è sempre traumatizzante passare bruscamente da una realtà all'altra. Quando invece volete finire il viaggio, oppure scade il tempo d'uso della macchina, inizierà una procedura che vi riporterà gradualmente e senza traumi in questo mondo. Buona fortuna!"

Entrarono nella speciale navicella spazio-temporale (che non avrebbe mai volato se non nelle dimensioni virtuali), sedettero nei comodi sedili avvolgenti. Non c'erano finestrini, ma soltanto telecamere, affinché gli operatori esterni potessero seguire i loro clienti e intervenire in caso di bisogno. C'era una luce soffusa blu, e tutta la tappezzeria era dello stesso colore. Non c'erano leve o comandi o segnalatori, tutta l'attrezzatura veniva comandata dal potere del pensiero collegato al computer. L'apertura e la chiusura del portello di entrata erano gestiti con uno speciale congegno a tempo, in quanto si era visto che bisognava aspettare almeno un'ora, dopo esser tornati nella realtà ordinaria, prima di uscire: ciò per non creare uno shock nella persona.

Furono fatti gli ultimi controlli: tutto era a posto, erano pronti per iniziare il viaggio, indossarono il casco e chiusero il portellone, iniziò il countdown: -10 -9 -8 -7 -6 -5 -4 -3 -2 -1 ... Via! Inizio della Realtà Virtuale!

L'interno della navicella divenne completamente nero, un'oscurità così fitta non l'avevano mai vista, non filtrava neanche un atomo di luce, i due giovani furono un po' spaventati da quel buio così totale, anche se fremevano nell'attesa di ciò che avrebbero visto e provato, dei sogni che sarebbero divenuti realtà. Avevano chiesto di iniziare andando in un mondo dove ci fosse totale armonia tra le persone, dove tutti fossero felici e pienamente integrati con la natura circostante, con un clima sempre uguale, né troppo caldo né troppo freddo, con paesaggi fantastici nei colori e nelle forme, dove avrebbero potuto avere l'esperienza di sensazioni più belle, luoghi con cascate, fiumi d'acqua cristallina, foreste, animali mansueti, luoghi dove giocare e divertirsi e poter mangiare a volontà senza mai ingrassare o aver problemi di salute, dove poter fare all'amore senza mai stancarsi o perdere energia, insomma, un vero e proprio paradiso terrestre dove soddisfare tutti i desideri dei sensi.

E così fu! Dopo pochi minuti di quel buio insopportabile e angoscioso, d'improvviso apparve una fontana d'acqua e luce multicolore, e da quello zampillare splendente emerse un essere di luce bianca, simile a un angelo, con le ali azzurre, che disse loro:

"Sarò il vostro angelo custode. Vi seguirò ovunque andiate, per proteggervi e consigliarvi durante questo insolito e avventuroso viaggio. Appena avete bisogno di me, basta che dite: 'Jalaydin', ed io sarò subito da voi. Per ora vi raccomando di tenervi uniti, nel pensiero e nel desiderio, cercate di non pensare in modo diverso se non volete andare per strade separate".

Poi scomparve e al suo posto si aprì un paesaggio a dir poco incantevole, che neanche i loro più arditi sogni avrebbero potuto immaginare. 

Montagne dai lineamenti dolci, ricoperte di un fitto manto boscoso lasciavano spazio a cascate d'acqua limpida e azzurrina, che fluttuavano giù verso valle, dove pascolavano cervi, cavalli docili e tanti tipi di animali mai visti, tutti mansueti, giocherelloni e amici dell'uomo. Nella valle scorreva il fiume, ricco di pesci multicolori, che a tratti si allargava a formare laghi popolati di cigni rosa e bianchi, da aironi e fenicotteri, fino a giungere al mare che attendeva lontano, placido e sereno come una madre aspetta i figlioletti che tornano dopo una giornata di giochi. C'erano poche case, tutte ben fatte, con pietre preziose e materiali di luce, abitate da genti ospitali e generose, tutti con grandi sorrisi in volto, pronti a donare amore e accogliere con gioia i nuovi arrivati. Il paesaggio era fatto d'amore, si respirava una dolce ambrosia che ingentiliva gli animi e accendeva il cuore di una gioia ineffabile. Nelle case c'era ogni sorta di cibo squisito, che mai terminava, dal salato al dolce, tutte pietanze preparate da cuochi sopraffini, che apportavano al palato uno stato di delizia celestiale. E poi c'erano donne e uomini bellissimi, tutti che volevano giocare all'amore con Jonathan e Jennifer. Fu proprio allora che iniziarono i primi problemi.

"Perché guardi quelle donne con uno sguardo così lussurioso? Forse sono più belle di me o io non ti soddisfo più?" disse Jennifer.

"E tu perché guardi quegli uomini con tanta voglia di fare sesso, pronta a tradirmi, io che non ho mai mancato nel soddisfarti?" disse Jonathan.

Furono entrambi così travolti dalla gelosia che non riuscirono più a godersi quel meraviglioso paradiso, in loro c'erano soltanto sentimenti di possesso e la paura di essere traditi. Così sorse il desiderio di separarsi e... non era neanche diventato qualcosa di cosciente, che si trovarono immediatamente in due mondi diversi: lei in mezzo a tanti uomini belli e virili, tutti nudi e pronti a impalmarla; lui in mezzo a tante donne belle e leggiadre, pronte ad accogliere il suo sesso che fremeva per l'eccitazione. E così provarono le esperienze più straordinarie dell'arte dell'amore fisico, si riempirono lo stomaco di leccornie e si persero nel regno dei sensi, ormai dimenticando anche le meravigliose bellezze del paesaggio e il loro grande amore sentimentale.

Trascorsero alcune settimane, poi cominciarono a stufarsi di quei piaceri: sempre gli stessi giochi di sesso, sempre gli stessi cibi squisiti. Volevano provare qualcosa di diverso, di insolito, fosse anche qualcosa di strano e di non particolarmente bello, pur di rompere quella noia del piacere continuo, senza interruzioni. Inoltre si era insinuata in loro l'idea che quel sogno dovesse un giorno finire e che potesse volgersi ad incubo. Non si sa da dove era nata quell'idea malsana, ma era sorta nella loro mente e, proprio nel momento in cui si era formata... all'improvviso si trovarono di nuovo insieme, poiché condividevano lo stesso desiderio inconscio che era divenuto ora un incubo terribile. Erano su di una fragile scialuppa, nel bel mezzo di una tremenda tempesta, in balìa delle onde, che divenivano sempre più grosse e alte, fino a raggiungere altezze di decine di metri. Il cielo si era completamente oscurato e i lampi fragorosi illuminavano saltuariamente il paesaggio che li circondava: la corrente e le poderose onde li stava portando a schiantarsi contro un'altissima scogliera da cui proveniva una specie di ululato, stridente e orribile a sentirsi, come di una creatura mostruosa che li attendeva dietro le rocce per divorarli appena fossero giunti alla sua portata.

Si abbracciarono stretti. In quel momento di grande paura ritrovarono il loro amore: una breve felicità prima della loro atroce fine.

"Cara, ti amerò per sempre, anche dopo che saremo morti in modo così orrendo".

"Anch'io non ti lascerò più, saremo un'unica anima e un unico corpo".

"Ma non ricordi che basta gridare 'May day' e chiudono il collegamento, e noi veniamo fuori dalla realtà virtuale?"

"Quale realtà virtuale? Questa è la realtà, che siamo sul punto di fare una brutta fine, o annegati, o in pasto a quell'orrenda bestia che ci attende là, dietro la scogliera! Forse te la sei sognata questa 'realtà virtuale' e il 'May day'?"

"Ma come , hai dimenticato tutto? Questo è un sogno creato da una macchina azionata da un grande computer. Non ricordi quel che ci ha detto il professore?"

Proprio in quel momento un grossa onda li coprì d'acqua salmastra, per alcuni attimi sembrò che la barca stesse per affondare, poi riemerse.

"E allora? Questo sarebbe un sogno? Non la senti l'acqua che ci ha completamente inzuppati? E questo, lo senti?" disse Jennifer dandogli un forte pizzicotto sulla coscia.

"Ahi! Mi hai fatto male! Ma io ricordo bene ciò che ci hanno detto, questa è una realtà virtuale molto simile alla realtà vera, causata dai sensori e dagli stimolatori che sono sulla nostra tuta e sul casco."

"Ma quale tuta e casco, non vedi che siamo vestiti di stracci inzuppati e che ci avviciniamo sempre di più alla scogliera? E non c'è via d'uscita. Recita le ultime preghiere."

"May day! May day! May day!" gridò Jonathan con tutto il fiato che aveva in gola.

Ma al centro di controllo un fulmine aveva rotto ogni collegamento radio con l'interno della navicella, pur continuando a funzionare tutte le connessioni con il computer, che erano ben protette e avevano un sistema di alimentazione separato. Per cui sia il professore che gli altri tecnici non potevano sentire niente e credevano che stessero continuando a godersi quel paradiso artificiale.

All'improvviso, da una fenditura nel centro della scogliera emerse un'enorme orca tutta nera e bianca con le fauci aperte fornite di affilatissimi denti e con la testa orlata di grosse pinne aguzze che le conferivano un aspetto orribile, una variante della specie mai vista sulla terra. La loro imbarcazione era portata dalla corrente e dalle onde proprio dentro a quell'enorme bocca, che presto li avrebbe divorati. Misero le mani davanti agli occhi per non vedere. Erano così atterriti dalla paura che non riuscivano neanche a gridare aiuto.

Entrarono con tutta la barca nelle grossi fauci del pesce, questi stava per chiudere i denti aguzzi e stritolarli. Fu allora che entrambi, all'unisono pensarono e desiderarono ardentemente di uscirne vivi, a qualunque costo, anche di doversi ritrovare poveri in un paese afflitto da malattie e carestia, anche se avessero dovuto patire tante sofferenze, pur di sopravvivere e non essere annientati, non scomparire nel nulla. Sì, perché era proprio il "nulla" ad atterrirli più di ogni altra cosa, più della stessa sofferenza o della separazione dal corpo.

E così, d'un tratto, come si passa da una scena all'altra in un film, si ritrovarono in un paese afflitto da carestie e terribili malattie, dove la gente che moriva ogni giorno veniva subito bruciata, non avendo né il tempo né la forza di seppellirli, e anche per paura che quel male oscuro si potesse propagare. Erano tempi duri per l'umanità, il periodo del Medioevo, e quella malattia era proprio la peste, e loro vivevano su di un'isola dell'Indonesia, lontano da qualsiasi forma di civiltà, conducendo una vita molto primitiva e faticosa, avendo da poco perso i genitori e i figli per quell'orribile malattia. 

Avevano completamente dimenticato la terribile avventura nelle fauci del pesce e il mondo paradisiaco vissuto prima. Per loro quella era "l'unica realtà". Lavoravano duramente dal mattino alla sera, ed ogni volta, prima di andare a dormire, ringraziavano Dio per averli risparmiati dalla morte e per avergli concesso di vivere ancora un altro giorno.

E' vero che erano sopravvissuti a quell'orribile fine nelle fauci del pesce, ma quel che si prospettava loro non erano certo rose e fiori. Forse erano semplicemente passati dalla padella alla brace!

Un giorno lei, esausta, disse al marito:

"Oh, se solo potessimo, anche se per un giorno soltanto, vivere da re, in un paese ricco, dove ogni nostro desiderio possa essere realiz..."

Non aveva finito di esprimere il suo desiderio, che poi era anche quello del marito, che, d'incanto, si ritrovarono in un paese fertile e prospero, dove tutti erano felici e in pace, dove non c'erano malattie e carestie, e loro erano i regnanti, riveriti e rispettati dai sudditi.

Vivevano in un palazzo tutto d'oro, con i pavimenti incastonati di pietre preziose, con tanti tappeti pregiati e cuscini colorati e servitori pronti a soddisfare ogni loro desiderio e a prendersi cura di loro in tutto ciò di cui avessero avuto bisogno. Non faceva né caldo né freddo, tutt'intorno una miriade di palme conferivano a quel luogo un'oasi di freschezza, l'acqua zampillava continuamente dalle numerose fonti e c'erano piante di ogni tipo che davano frutti gustosi e saporiti. 

Ah! com'erano felici!

Poi arrivò un forestiero a corte, aveva l'aspetto di un saggio, con una lunga barba bianca, portando con sé un terribile messaggio: 

"Il destino vuole che, prima che nasca il nuovo giorno, la vostra vita, rispettabili re e regina, sarà finita. Questo è il volere degli dei!".

"Ma come osa costui!" dissero in coro gli attendenti del re.

"Cacciatelo via! Gettatelo in prigione! Costui è un bugiardo e un attentatore alla pace dei nostri monarchi." 

"Aspettate! E se fosse vero quel che dice?

Può spiegarsi meglio, forestiero. Come fa ad esser certo di tali affermazioni? Chi le ha rivelato il nostro destino?" chiese il re.

"Posso vedere il passato, il presente e il futuro di ognuno. Per me il tempo non esiste. Siete stati voi stessi a determinare il vostro destino" rispose il forestiero.

"Non gli credere, è un menzognero, fallo chiudere nelle celle sotto terra, dove morirà di fame per scontare le infamie che ha osato proferire nei nostri confronti" disse la regina.

"Eppur mi sembra di ricordare, come se fossimo stati in un paese afflitto da malattie, e avessimo espresso il desiderio di vivere, almeno per un giorno, da re. Mah! Sarà forse che sto invecchiando e comincio a sognare da sveglio" disse il re perplesso.

"Non ci badare! Anche se non siamo più giovani, siamo ancora in perfetta salute. Non vedo perché dovremmo morire proprio ora. E poi, tutti e due allo stesso momento? Non ti sembra un po' strano?" aggiunse la regina.

"Chiudetelo in prigione! E fatelo uscire soltanto quando sarà morto" ordinò il re, sperando di sbarazzarsi di quella maledizione uccidendo colui che l'aveva soltanto portata a conoscenza dei re.

Quella notte né il re né la regina riuscirono a chiudere occhio. Facevano continui sogni in cui cercavano di rimanere vivi al sorgere del sole ma sempre succedeva qualcosa che glielo impediva: crollava il tetto, il palazzo s'incendiava, oppure una terribile e ignota malattia gli impediva di respirare, o qualche ladro gli tagliava la gola per appropriarsi dei loro beni.

Fu proprio in quella situazione che pronunciarono il nome del loro figlio, che in quel momento era in viaggio in luoghi lontani: "Jalaydin, Jalaydin" per chiedere il suo aiuto.

Subito apparve il loro "angelo custode", il "protettore della realtà virtuale". Era più splendente che mai.

"Eccomi qui. In cosa posso aiutarvi?"

"Un forestiero ci ha detto che non vedremo l'alba, che moriremo prima che spunti il nuovo giorno. Vi prego, aiutateci!"

"Ricordatevi che quello in cui vivete è un mondo di sogni, una realtà virtuale che voi stessi avete costruito, con la vostra mente, e che come l'avete creata così potete disfarla! Basta solo che desideriate di tornare a casa, nel vostro mondo reale"

Non finirono di desiderare di tornare nel loro mondo normale che si ritrovarono all'interno della navicella, di nuovo coscienti di essere Jonathan e Jennifer, in perfetta salute e contenti di essere usciti da quel terribile incubo, che avrebbe dovuto essere il loro paradiso e che poi si era trasformato in un inferno. Ma ora avevano perso la consapevolezza di sé stessi, della loro vera natura.

La nostra natura è gioia illimitata, questa è la vera realtà, tutto il resto è solo un "gioco virtuale", una grande illusione della mente!

Fu così che i due giovani cercarono un Maestro per apprendere i segreti della conoscenza spirituale, per realizzare ciò che è la vera realtà di tutto l'universo: l'Essere Infinito.

 

     

 

 

  

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