Sito dello scrittore Jayan Walter

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Jayan Walter

"Un errore di traduzione - L'inferno non è eterno"

riscrittura dell'inizio del canto III dell'Inferno,

dalla Divina Commedia di Dante Alighieri

 

"PER ME SI VA NE LA CITTà DOLENTE,

PER ME SI VA NE L'ETTERNO DOLORE,

PER ME SI VA TRA LA PERDUTA GENTE…"

 

Quella scritta, posta da secoli all'entrata dell'inferno, segnava il destino delle genti, delle anime dannate che mai più avrebbero potuto uscire da un luogo di così atroce supplizio e dolore. E dietro il cartello si vedeva Caronte che con la sua barca trasportava i nuovi arrivati, dai volti tristi, disperati e bagnati dal pianto,  al di là del fiume Acheronte.

Non appena fu abbastanza lontano da esser celato dall'oscurità che avviluppava l'altra sponda, da dietro un cespuglio di rovi apparvero due figure: uno era alto, distinto, di grande cultura, il professor Ronaldo De Profundis, mentre l'altro era basso, tarchiato, con un viso rubicondo e pacioccone, era il suo allievo: Tonino Pane. Tonino portava sulle spalle un grosso pennello con un manico lunghissimo e appesi, alle estremità, due secchi di vernice, una bianca e l'altra nera. Giunti sotto il grande cartello, poggiò i secchi, e con il pennello cancellò la scritta: "NE L'etterno Dolore", e la sostituì con: "NELLO Sì DURATURO DOLORE". Tutto questo seguendo alla lettera le direttive del suo maestro.

Dietro una siepe c'era un'anima dannata che si era inoltrata fin lì per vedere cosa stessero facendo quei due estranei. Appena vide il sì fausto cambio di scritta sul cartello, scoppiò di gioia, e corse ad avvisare tutti, amici e non, di quella davvero tanto lieta novella.

"Ma che avete fatto, codesti signori di terre straniere? Chi vi ha dato il consenso per compiere un tale oltraggio che è anche una terribile bestemmia nei riguardi della giustizia divina?" gridò Caronte infuriato, quando fu tornato dal triste viaggio.

"Ma noi abbiamo reso onore alla giustizia divina, e non oltraggio!" rispose Rolando.

"Vi siete forse bevuti il cervello? Come osate dire ciò che dite, affermare si tali menzogne e continuare ad essere qui, impavido e incosciente, davanti a me che il fato traduco in realtà? I dannati son dannati, e per sempre rimarranno qua!"

"Sapete, buon uomo, tra i tanti miei studi – io sono professore ed emerito studioso di religioni e civiltà dell'Estremo Oriente, di lingue antiche e moderne, di aramaico, ebraico, arabo, greco e latino, turco e… non ricordo più quante lingue conosco! –  ho scoperto "un errore di traduzione" del Santissimo Evangelio".

"Ma come? Un errore di traduzione? Della Parola di Dio? Lei vuole mettere in dubbio la Sacra Bibbia, la Rivelazione diretta del Signore? Non posso ascoltare oltre simili bestemmie! Vada via o la faccio gettare nel Fuoco Eterno!" ormai Caronte non riusciva a star fermo per la rabbia.

"Si! Si!" aggiunse Ronaldo.

"Che dice, Professore? Non vorrà mica bruciare vivo per sempre, e portare me con sé? Io ho paura di accendere un piccolo fuocherello, figurati essere gettato in fiamme così alte… Che dolore! Sarebbe atroce!"

"No! No! Hai compreso male il mio parlare. Mi riferisco alla parola appena pronunciata: "eterno". Nel Vangelo è scritto in più parti che chi farà del male riceverà un "castigo eterno". Ora, la parola aramaica che è stata tradotta con "eterno", può essere anche tradotta con "molto duraturo, di un tempo lunghissimo".

È qui che è nato il grande inghippo. È da allora che queste povere anime soffrono le "pene dell'inferno", non soltanto per il dolore fisico, che è poi davvero così atroce, ma principalmente per il fatto che sanno che non potranno mai più venir fuori da tale situazione. E questo è ancor più doloroso e lancinante. Perciò ho deciso di cambiare la scritta del cartello".

"Ma allora è vero quel che si dice in ogni angolo dell'inferno, che un giorno potremo uscire di qui, tornare in libertà?" chiese il conte Ugolino, lasciando per un attimo la testa dell'arcivescovo Ruggieri, ma tenendolo sempre sotto la presa delle sue braccia… Non si sa mai!

Caronte rispose, ancora più infuriato: "Nulla è certo finché non arriva il giudizio del Sommo Dio. Appena trovo un attimo in cui è libero dai tanti impegni, glielo andremo a chiedere, io e questo signore, questo "professore". Per ora non cambia nulla. E voi, allontanatevi dall'ingresso dell'inferno, o vi farò frustare".

Insieme a Ugolino c'era un nugolo di persone che cresceva sempre di più. Erano ansiosi, volevano conoscere la verità di quelle affermazioni. Era in gioco il loro destino. Un fascio di luce era entrato nell'oscurità della loro vita.

"Signor Caronte, non riusciamo più a fermarli! Stanno costruendo un ponte sull'Acheronte. Dicono che ora possono uscire di qui. Il permesso è stato loro concesso" disse il capo dei demoni.

Tutti guardarono verso l'altra sponda del fiume e videro un esercito di anime dannate che rapidamente, come tante formiche, stavano costruendo un enorme, un gigantesco ponte sul fiume, in modo da poterlo agevolmente attraversare quando sarebbe giunto il momento tanto atteso di andarsene.

"Lasciateli fare, per ora. Vuol dire che mi devo affrettare a consultare il Gran Signore e Padrone del mondo intero" rispose Caronte, ormai estremamente agitato e insicuro.

"Venite con me" disse al professore ed al suo umile allievo. "Anche lei, conte Ugolino, come rappresentante sindacale delle anime dannate".

E tutti e quattro si incamminarono su di un colle, dove iniziarono a fare segnalazioni verso il Cielo per ottenere un colloquio privato con Dio.

"Ma chi è che mi disturba nel sonno?" disse il Padre Eterno.

"Sono Caronte. Non mi sarei mai permesso di svegliarla se non per una questione di estrema urgenza e gravità".

"Salite pure".

Dal Cielo scese un grande e intenso fascio di luce. Ed il quartetto si incamminò a piè veloce verso il Paradiso… e oltre.

"Allora ditemi. Cosa c'è di tanto urgente? E questi tre chi sono? Se volete essere così cortese da presentarmeli!"

"Il professor Ronaldo De Profundis, il suo allievo Tonino Pane, e il conte Ugolino…".

"Quest'ultimo mi sembra avere un volto conosciuto!" aggiunse il Supremo Padre.

"Si, fu condannato come traditore… Ma in questo momento rappresenta il sindacato delle anime dannate dell'inferno".

"Ah! Ora hanno pure un sindacato!".

"Beh, qualcuno dovrà pure difenderle… Sapete, nel caso ci dovesse essere qualche errore di valutazione dei mali commessi, e quindi delle pene inflitte…

Ma vorrei venire al punto. Il qui presente professor De Profundis, dopo lunghi e attenti studi delle Sacre Scritture è giunto a una conclusione così rivoluzionaria che ha stravolto tutto il mondo dell'inferno, dal sottoscritto a tutte le anime dannate!"

"E quale sarebbe questa conclusione rivoluzionaria?"

"L'inferno non sarebbe più un luogo in cui le anime soggiornano in eterno, ma soltanto per un tempo lunghissimo, ma pur finito! È stato commesso un grosso errore di traduzione del Vangelo! E costoro sono venuti a cambiare il cartello posto all'ingresso dell'inferno, in cui si afferma che chi entra soffrirà per sempre!" Aveva parlato con gran timore, aveva paura di essere castigato per quel suo comportamento. E lui stesso non poteva credere in ciò che stava accadendo.

Il Padre Eterno rimase in silenzio per sette, lunghissimi minuti. Poi si rivolse a Caronte e agli altri suoi compagni e disse, con tono severo:

"E tu Caronte, come tutti voi umani che per secoli avete vissuto con tale fede erronea, come fate a pensare, anche per un solo momento, che io, il Padre infinitamente misericordioso e amorevole, possa punire anche uno soltanto dei miei figlioli con una pena e un supplizio così atroce… per "l'eternità"? Anche se avesse commesso i peccati più gravi e le azioni più esecrande, per tutta la durata della sua vita, come potrei condannarlo a soffrire per sempre? 

Certamente sarà punito e dovrà soffrire per ciò che ha fatto, anche per un "tempo lunghissimo", ma di certo "non per l'eternità"!

Tutti i miei figli, un giorno torneranno a me!"

  

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