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Poesie Pace crepuscolare
Sentire il nulla nella
coltre della notte, i
rumori muoiono nel
tiepido abbraccio
del buio; essere
invasi d’immani
silenzi e
abissale calma, inseguire
chimere di
sogno, riudire
echi del
giorno, ripensare al
tempo passato, vagare tra
migliaia di
pensieri monchi, adagiarsi in
profonde acque di
tranquillità, perdersi nella
pace ritrovata, pensare, sognare, ripensare
alle parole
spese, tacere, per
fare silenzio, per
non scacciare la
pace ritrovata. La passeggiata
S’apre
il passo e finisce distante, lastricato
di mattonelle irregolari, attaccate
l’una all’altra come segmenti
spezzettati; si protende in avanti, perdendosi all’orrizzonte, dove le case appaian picciole, e gli
uomini formiche, e lo
sguardo smarrisce la via, tra
scorci di città e
marciapiedi,e alberghi, e
palazzine rosate e a strisce, procedendo
da un lato le umane palafitte abitate,ed
i semafori lampeggianti ed insegne
di ristoro e di relax; dal
lato posto,
una svista sul mare piatto, e
fremebondo che manda rumori d’onde,
e di flutti che
s’infrangono sui sassi,
lasciando andare, un
rumore di sfregolio
e di fruscio, delle
spume che si fermano sulla spiaggia; e
poi,
si vedono bagni
a pagamento,
ed ombrelloni e
casettine di spogliatoi e poi
barconi e pedalò arenati sulla sabbia; da
qualche parte,
suona un juke-box, una
canzone d’estate,
che t’accompagna,
per il litorale,
e lentamente vai con una
maglietta,
sul costume, mentre
il sole,
ti bacia,
e ti scalda,
la pelle , tra
mormorii,
e brusii di gente,
in via vai a crocicchi e
seduti; un'altra
estate,
da ricordare. Liberi
Voglia di respirareA pieni
polmoni, riempire la
gola, d’aria
libera, guardare
spazi senza
fine, andare
via da tutto, senza
steccati, fregarsene
e basta, senza
domande senza
legami, camminare
sino alla
fine di tutto, staccare
il filo, e
non risponder
più a
nessuno, alla
malora tutto, voglia
di libertà, libertà, solo
per questa parola, vale
conoscere ancora,
domani. Acqua Acqua,
liquido fluido,
nettare trasparente Massa
oleosa,
con poca viscosità, zampillante
onda di acqua flebile,
tenue ed
rilasciante,
grumo di fluido cedevole; che
si sposta in masse,
manda spruzzi dalle onde, corre
vicendevolmente,
facendo correnti,
e spezzando la
continuità della tavola marina,
in creste zigrinate, che
si spostano,
s’agitano,
mandano flutti; e
lasciano un odore,
di mare e acqua salata, mentre
la corrente del vento,
batte sulle punte delle onde, lanciando
ventate che rabbrividiscono i bagnanti,
a bagnomaria sulla
riva,
che giocano,
urlano, parlano
e ridono,
su gommoni e materassini, circondati
dalle acque elastiche e fluide,
che li avvolgono e circondano,
in una carezza tiepida.
Pace Cammino,
lungo il mio cammino, e
intorno a me,
non c’è pace quaggiù, sin
dal principio dell’uomo,
quando era un bruto,
ha iniziato a rinnegare la
pace,
e a colpire con l’osso; ed
intorno,
la guerra scese nel mondo, e
scoppi maligni,
e volanti portatori di morte, in
tutti i continenti,
guerre giuste ed ingiuste, colonialismo
selvaggio e post-colonialismo, e
l’Africa che chiede pace e non bombe, si
tinge di rosso;
e poi la Corea,
tra Nord- e Sud del
mondo, ed
in Vietnam,
bambini corrono ignudi,
per sfuggire
alla chimica,
e nei loro occhi, cercano
pace,
vogliono pace,
in un mondo, in
cui,
l’uomo non conosce pace,
e la gente finalmente,
dice un sì;
costruire bisogna una civiltà
al bivio,
forgiata non più da armi,
ma da uomini di pace, da
una volontà politica di pace,
con mani pacifiche, per
costruire,
un mondo di pace,
un era di pace,
di tranquillità, finalmente,
adesso,
ora,
se non quando. Tacerà
l’obice,
e l’uomo,
incontrerà l’uomo, e
il male di prima sarà nel passato;
e finalmente
tornerà il sorriso;
e non si sarà più muro. respiro
la pace del giorno,
e nella quiete della
notte,
respiro il silenzio immoto, e
il lento incedere del tempo,
scandito dai
rintocchi,
e ascolto l’assenza di
tutto,
il niente
selenico,
sperso nell’universo,
e sempre vorrei
che fosse pace cosmica,
per tutti,
lunga un minuto, un
ora,
una vita intera,
da gustare la pace,
in pace;
dimentichi di
tutto.
Novembre
Gruppetti e crocicchidi
persone, mute e moge, vanno
con gli occhi
bassi, verso i
viali della
rimenbranza, con
cipressi e
targhette; un
amaro via vai, alle
porte cimiteree, con la
ghiaia bianca, tra
lapide e steli,di marmi, e
piccole immagini, qualcuno
pensa, qualcun
altro piange, quiete
assorta, un
vento cupo spira, momento
di ricordi, e il
passato, ritorno.
Estate
E
s’apre il ritorno della natura,
assai risvegliata, che
esplode in luce e colori;
tornano i fiori sbocciati, e
le piante in fiore,
si rinverdiscono i prati,
e l’erba comincia a
crescere, si
tant’alta,
che con falce,
bisogna sfoltire il manto
verde, affinché,
venga ordinato e lineare,
un prato,
sì bello a vedersi,
e intorno, c’e,
molta luce,
e brillanti mescite di di
contrasti colorati; e
pini solitari,
e salici
piangenti
e querce vecchie alte e frondose e larici fogliosi,
e betulle si stagliano fogliute e virgulte,
verso il cielo e fanno ombre, come di braccia enormi e
mostruose.
Nei parchi,
cadono rametti,
e aghi di pino, e poi foglioline gialle ocra,
staccate e morte,
sicché il prato si riempie di tappeti di
foglie caduche; e con l’estate torna il sole
forte,
che rischiara e dà gioia,
alla giornata, ricchendola di luce,
e sfarfalli di luce bionda, che dà
chiaro alle pareti focolari,dentro e fuori il corpo.
Stefano Merialdi - di Ovada (Alghero)
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