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Serenella Fabiani e Giulia L’aquilone E’
una sera come tante altre e sono sdraiata sul letto. La giornata è
stata lunga ed agitata ma non sono abbastanza stanca da addormentarmi
subito e mi avvicino al comodino, prendo il blocco e la penna ed ho
voglia di scrivere. Tocco
il mio corpo caldo
Vedo
il mio sorriso lieve
Sento
il mio cuore ansioso
Percepisco
la tua presenza
Ti
penso, anima mia
perché
mi dai ogni giorno
la
certezza di essere.
Cerco
qualcuno
con
cui tu possa comunicare
perché
mi traduca
quello
che da sempre provi a dirmi, così
finalmente potrò capirti
e
smetterò di farti del male.
Vorrei
tanto abbracciarti ed accarezzarti
ma
voli leggera come una piuma,
forse
se io smettessi di respirare
riusciresti
ad adagiarti su di me.
Chi
ti ha vista mi ha detto che sei
fantastica
meravigliosa
e speciale,
sensibile
e generosa
anche
se testarda,
morbida
aromatica
e dolcissima.
Voglio
credere che tu sia
proprio
così. Mi
sento meglio, il senso di solitudine che mi si era appiccicato addosso
è svanito lasciando il posto a un leggero formicolio su tutto il
corpo, nelle mani soprattutto. Mi sento come una batteria sotto
carica. Mi sento bene e ho voglia di dormire. Spengo la luce. Il sonno
non tarda molto a prendermi e nel brevissimo momento in cui riesco a
percepire il suo arrivo vedo in modo confuso, tra fantasia e realtà,
il sogno che sto per fare. Provo
una sensazione bellissima. Come in un cinema vedo il buio improvviso,
poi sento le dolci note di Only time di Enya e appare, prima in
modo sfuocato e poi nella
nitidezza di uno splendido cielo azzurro come quello dopo un
temporale, una farfalla dai colori intensi ma trasparenti dipinta su
un grande aquilone. E’
un aquilone fortunato perché un vento lieve lo ha accompagnato nel
suo volo e dolcemente lo adagia su una bellissima spiaggia. Sulla
spiaggia l'aquilone incontra una conchiglia
triste e sola perché ascoltandola all'orecchio non si sente più
il rumore del mare. La conchiglia, spinta dalla corrente della
risacca, le si avvicinò e come abbagliata dai suoi splendidi colori e
gli chiese: "Guariscimi, sono una conchiglia che ha perso il
suono del mare dentro di sé" e si fece vicina vicina al centro
dell’aquilone dove s’incrociano le stecche e gli disse: "Senti
nulla?". Come d’incanto il rumore del mare tornò dentro la
conchiglia e l’aquilone rispose: "Siiiii!! Sento il mare in te
e l’amore che si muove come la risacca che ti ha portato fino a me".
"Sei
stupendo, mi hai guarita, pensavo che il rumore del mare non avrebbe
mai più fatto eco nella mia piccola calotta, mi sentivo inaridita,
pensavo che avrebbe regnato per sempre dentro di me il silenzio
dell'anima e dell'amore e invece tu hai saputo risvegliare il dolce
rumore sommesso che l'acqua del nostro grande padre mare lascia come
traccia indelebile e dolce dentro ad ognuna di noi conchiglie, te ne
sarò grata per la vita!" "Ma
io non ho fatto nessuna fatica, ho solo accostato il mio orecchio
interiore a te... l'importante è saper ascoltare... pochi ci
riescono... Comunque mi sembri una conchiglia un po' triste e
smarrita... come mai avevi perso il tuo rumore del mare?" La
conchiglia dopo un breve silenzio disse: "E' una lunga storia, e
dolorosa, un giorno te la racconterò..ma ora dobbiamo riposare...
vedi? ormai il tramonto è avanzato e la risacca mi ha sfiancato...
riesci a trascinarmi un po' dentro all'acqua? Mi adagerò sul fondo
qui vicino e finalmente riposerò. Ma prima dimmi il tuo nome, non so
nulla di te..." "Mi
chiamo Aquy, ma se metti una c prima della q il nome ricorda
l'acqua… aquy è aquilone ma anche acqua e pure aquila... il volo e
il mare, le cose che preferisco..." "Io
invece sono Shelly, vengo da una terra lontana dove Shell significa
conchiglia e se pronunci il mio nome ti sembra di vedermi scivolar via
tra le onde..." "Bellissimo,
vero. Ora ti metto a dormire e cerco riparo nella foresta per la notte"
e con la sua coda l'aquilone spinse dolcemente la conchiglia
verso il fondo del mare... lei fu accolta dall'acqua e si adagiò
tranquilla sulla sabbia morbida. Aquy
era ancora bagnato ma doveva sfruttare al massimo la brezza che stava
salendo nella sera per arrivare fino alla boscaglia che confinava con
la spiaggia. Si mosse e contorse più che poté e alla fine riuscì a
farsi trasportare fino ai primi alberi..si posò esausto sull'erbetta
ai piedi dei grandi
tronchi e il sonno lo prese profondo. E’
mattina, Aquy giace ancora addormentato. Sta sognando di volare senza
alcun filo e accompagnato da un vento lieve come quello che lo ha
condotto su quella spiaggia . Una sensazione di leggerezza e spensieratezza regna dentro di lui ed è con
questa piacevole e nuova
sensazione che Aquy si sveglia, accarezzato dal
calore del sole che sembra sorridergli. Rimane fermo a godersi
quella pace esteriore ed interiore come racchiuso da una cupola di
cristallo. Pian
piano il canto degli uccelli, il vento e il rumore del mare penetrano
dolcemente in lui. Improvvisamente si sente prendere da una forte
emozione… il rumore del mare… la conchiglia… Shelly!!! Shelly
era lì che si lasciava sfiorare dalle onde e guardava Aquy avanzare e
lo accolse con un sorriso. S.
– Ciao, ti stavo aspettando… A.
– Avevo paura di non ritrovarti. S.
– Il vento ed il mare di questa notte sono stati nostri complici, ci
hanno concesso ancora tempo per stare insieme. Un
soffio di vento spinse Aquy vicino a Shelly e li avvolse come per
rassicurarli ed incoraggiarli. T.
– Siamo arrivati. Si dice che chi si specchia in quest’acqua può
vedere riflessa la propria anima Vi lascio qui, tornerò a prendervi
prima del tramonto. Aquy
e Shelly erano rimasti senza parole. Guardavano quell’acqua luminosa
con grande attrazione e paura. Shelly guardò Aquy e gli chiese: S.
– Ma tu chi sei? Aquy
ripercorse con la mente il suo viaggio e si ritrovò alla partenza,
quando la donna era
uscita di casa con in mano l’aquilone del
figlio ed era salita nel punto più alto della collina per
farlo volare. A.
– Io credo di essere una donna in cerca di se stessa. E tu chi sei? S
- Potrei essere quello
che stai cercando... potrei essere la tua anima, la custode dei tuoi
desideri, il nido dove far svanire le tue angosce, l'approdo per la
tua felicità... o potrei essere semplicemente una conchiglia che ha
recuperato il rumore del mare grazie a te..dipende da te... A
- E se andassimo a specchiarci nell'acqua di questa insenatura? Forse
qualcosa potremmo capirlo, da come ci ha detto la tartaruga... S
- Potrebbe essere
un'idea... riesci a caricarmi e a scendere fin laggiù? A
- Certo, sali... ora sono
ben asciutto e il venticello è buono... ci porterà fino alla
spiaggia. Aquy
caricò Shelly e la brezzolina fresca del mattino li prese subito,
facendoli vibrare nell'aria frizzante; in pochi istanti a lente e
morbide spirali scesero fino alla spiaggia deserta e incantata. I
due si specchiarono nell'acqua azzurra dall'alto di un piccola roccia
che confinava con la sabbia della spiaggia... Shelly era ancora sopra
Aquy e le loro immagini erano una sull'altra... S
- Guardiamo intensamente
lì nell'azzurro marino, vediamo cosa succede... A
- Ma Shelly, Shelly... io
non vedo quasi più la mia immagine, è confusa con la tua, guarda, da
due è diventata una sola.. S
- Come ti avevo detto,
forse sono quello che stai cercando... A
– Ma se tu sei quella che dici allora posso davvero osservare ed
accarezzare la mia anima!!! Sto provando un’emozione fortissima... S
– La sento, ti sento vibrare, non aver paura… pensa alla pace ed
al piacere che potrai provare quando l’amore ci congiungerà, quando
la solitudine non sarà più solitudine perché il cuore e l’anima
saranno sempre insieme. Questa tua irrequietudine, questo tuo
vagabondare, questa continua ricerca, questi tuoi voli imprevedibili,
queste ascese velocissime e traiettorie impercettibili dove pensi che
possano portarti? A
– Non lo so, forse tu me lo puoi dire! S
– Mi ricordo Aquy quel tuo incontro importante al mare. Vedevo nei
tuoi occhi la dolcezza, vedevo nelle tue labbra l’incertezza,
sentivo nel tuo cuore il desiderio di volare e solo quando mi hai
permesso di suggerirti le parole e mi hai lasciato guidare la tua mano
in una tenera carezza è potuto arrivare ad entrambi il calore di quel
gesto e di quell’abbraccio. Solo quando tu ti sei lasciato andare
alla mia volontà hai raggiunto la serenità. E’ stato uno dei pochi
momenti in cui il nostro contatto è stato profondo e totale. A
– Si, ho raggiunto la serenità e la pace, mi sentivo leggero e
felice per aver fatto ciò che mi faceva sentire bene, per aver
pensato a me soltanto… o forse a te soltanto. S
– Aquy, ci dobbiamo concedere reciprocamente e totalmente, solo così
potremo essere una cosa sola. A
– Ma io non ti sento, non ti vedo, non so cosa vuoi… sei soffice e
leggera come una piuma che volteggia nell’aria e non si lascia
prendere. S
– Potrai possedere quella piuma e rompere la solitudine solo quando
il tuo amore sarà tanto grande da tenerla sul palmo della tua mano
senza stringere il pugno. A
– Si… deve essere una sensazione bellissima poterlo fare… S
– Aquy, la sera prima di addormentarti, quando la ragione abbandona
il tuo corpo e la fantasia ti invade la mente, io posso godermi la tua
dolcezza e i tuoi pensieri mi accarezzano e mi coccolano teneramente.
In quei momenti stò bene con te e io piuma mi poso sulla tua mano e
mi lascio cullare dal tuo respiro. Odio il sonno perché ti porta via
da me. A
– Shelly, ma come ho potuto volare tutto questo tempo senza
accorgermi della tua presenza? Sei così bella e meravigliosa!!!! S
– Sono meravigliosa perché tu lo sei. Aquy
e Shelly erano consapevoli della magia di quel momento. Fissarono
quell’unica immagine riflessa nell’acqua e videro per un attimo un volto di donna sorridente ed anche
loro sorrisero. Era
ormai tardi e la tartaruga tornò a prenderli. Il viaggio di ritorno
fu silenzioso e Shelly guardava Aquy e leggeva nel suo sguardo la
confusione che si era creata in lui. Aquy stava cercando nei suoi
ricordi i momenti più belli, più brutti, più difficili o più
importanti e aveva tanta voglia di chiedere a Shelly dov’era lei
in quei momenti. Quella
notte Aquy faticò ad addormentarsi; dopo la scoperta meravigliosa che
aveva fatto quel giorno, ora subentrava di nuovo la sua solita
inquietudine..ma davvero Shelly era la sua anima? E perché era stata
silenziosa per tutto quel tempo della sua vita? E
come avrebbe fatto a tenere la piuma sul palmo della mano senza
farsela sfuggire? Il
sogno di quella notte fu davvero strano... sentiva come una forza
misteriosa che lo spingeva verso un grande albero dentro alla foresta
ai limiti della spiaggia..lui non poteva trattenersi, il vento che lo
trascinava là era impetuoso e soffiava solo per sospingere avanti
lui. Quando
arrivò vicino al tronco massiccio, si accorse che vi era incisa a
grandi lettere una frase, tutta a spirale, lungo la rotondità del
fusto. C'era
semioscurità e distingueva a fatica le lettere, cominciò a leggere:
"I-l b-i-s-o-g-n-o S
- Non dirmelo, sono la
tua anima, lo so bene... Aquy
si alzò dritto sul suo filo spinto dalla brezzolina del mare vicino e
fissò inquieto Shelly... S
- Fidati di noi, vieni,
sali su. Aquy
obbedì, anche se percepiva quest'atmosfera sospesa e strana, era a
disagio ma inconsciamente sentiva che il luogo dove sarebbero andati
avrebbe dissipato un poco dei suoi dubbi. Dopo
pochi passi, di colpo si trovarono davanti a un albero enorme,
sembrava regnare sovrano su tutti gli
altri vegetali attorno. E sul tronco era inciso qualcosa... Aquy
ebbe un lampo... il sogno, la scritta... ora potrò leggerla e
capire... Si avvicinarono... Aquy
caracollò sotto al tronco e lesse: "Il
bisogno inespresso dalla vita e dalla terra mai concesso al fin libero
salpa nell'ignoto per cercare e trovare." E
capì, o almeno credette di capire, finalmente, cosa cercava. Aquy
alzò lo sguardo al cielo, i rami del grande albero si muovevano come
braccia in uno stadio, le foglie sembravano tanti occhi che
guardavano, i pezzi di cielo sembravano riflettori puntati su di lui. Che
cos’era quella sensazione che sentiva? Era come essere al centro di
una pedana con una prova di sollevamento pesi da superare… il peso
lo stava sfinendo ed avrebbe potuto schiacciarlo ma tutti lo
incitavano, era al centro dell’attenzione… si, lui era il centro.
Tutto iniziò a girargli intorno e come dentro ad un vortice Aquy si
sentì prima come risucchiato dalla terra e poi d’improvviso
sollevato in aria come se il
suo corpo non avesse peso. In
realtà Aquy non si era mosso da accanto a Shelly che ora lo chiamava: S
– Aquy, tutto bene? Come ti senti? A
– E’ incredibile, stavo per essere schiacciato quando tutto
intorno mi ha mandato energia e mi ha strappato dal vortice e mi ha
fatto volare via. S
- Si, lo so… Cosa hai
capito? A
– Ho capito che devo cercare e trovare il centro di me steso e
tenerlo alto su un piedistallo, puntargli addosso i riflettori dei
miei occhi e non lasciarlo mai e così l’energia convoglierà verso
di lui e potrò sopportare qualsiasi peso. Aquy
si interrompe e con lui si fermò anche il vento e tutto restò in
silenzio. Shelly sorrise e Aquy riprese: A
– Ora lo so, il mio centro è la mia anima, sei tu Shelly!!! Tu sei
ciò che di più nobile e puro è in me. Tu sei perfettamente intatta
perché tutti possono solo osservarti passare ma non possono toccarti,
modificarti o romperti! S
– Si Aquy è proprio così. Shelly
fece una pausa, si avvicinò ancora di più all’aquilone sfiorandolo
come per avvertirlo di quello che stava per dire. S
– La tua anima è il tuo centro, io sono la tua anima e… il mio
corpo è la tua ombra. Aquy
rimase sbalordito da questa nuova rivelazione: la sua ombra era la sua
anima!!!!!!! Era
confuso e senza parole. Non aveva mai pensato alla sua ombra fino a
quel momento. O
forse si!! Ricordava le sue passeggiate notturne quando la luna era
abbastanza luminosa da permettergli di uscire la sera per osservare
dall’alto della sua collina le luci della pianura e delle colline
vicine. Quei suoi momenti di solitudine erano fantastici, lo facevano
sentire padrone del mondo e riusciva a fare dei voli grandiosi e in
quel profondo silenzio provava ogni volta un’emozione diversa. Ciò
che lo riportava a terra era il lieve timore che aveva della sua
ombra, una misteriosa presenza che all’improvviso sembrava seguirlo,
poi lasciarlo e poi seguirlo di nuovo. Ora
Aquy si chiedeva se in quei momenti sapere di Shelly avrebbe cambiato le cose. Probabilmente i
suoi voli sarebbero rimasti gli stessi ma sicuramente non ci sarebbe
stato bisogno di nessuna spiegazione
a qui voli, quei perché che il giorno dopo lo rendevano malinconico. Shelly
lasciò che i pensieri di Aquy scivolassero via pian piano e poi gli
disse: S
– Hai ancora molte cose da capire. A
- Si, ma ne ho molta paura. S
- Non devi, e se hai
fiducia in me, ti darò la forza per vincere te stesso e fondare un
nuovo Aquy, più consapevole e sicuro di sé. A
- Dici che sapendo di te in me volerò sempre più in alto senza
cadere mai? S
- Penso di si, anzi ne sono certa. Ora devo portarti a vedere
qualcosa, caricami su di te, voliamo fuori dalla foresta. Aquy
fece quel che gli chiedeva Shelly anche se dentro di sè era ancora
confuso e faticava a mettere insieme i pezzi del puzzle che avrebbero
formato un sé stesso nuovo. I
due volarono fino alla spiaggia e da lì Shelly lo indirizzò verso
un'alta scogliera vicina sopra alla quale volavano molti gabbiani. Si
posarono sul prato che ricopriva la sommità del promontorio e
guardarono il cielo. S
- Ecco Aquy, vedi quello stormo di gabbiani? A
- Si, pare che a volte formi delle figure... S
- O delle lettere..osserva bene... A
- Si, beh... quello per esempio sembra una... S
- Una?... A
- Una V, si la lettera V S
- Bravo! V che significa
allora per te? A
- Ma non so... S
- Ma non capisci? Significa che Vali, che devi renderti conto di
Valere, di vincere le tue insicurezze, di vincere te stesso, è
Valere, è Vittoria, è Valore. E io sono il cuore del tuo Valore,
quando ti sarai reso conto del tutto di me, potrai dire di Valere; e
potrai possedere quella V che è anche Volo..allora si che i tuoi Voli
acquisiranno vero valore... A
- Mamma mia quante V, mi stai stordendo!... Shelly
e Aquy risero di gusto, ma intanto dentro ad Aquy cominciava a farsi
strada la comprensione di sé e la consapevolezza del valore della sua
anima.. Non l'avrebbe mai più mortificata col dubbio, la paura,
l'inquietudine….con lei doveva essere sicuro e sereno, avrebbe
volato come quei gabbiani senza più timore della sua ombra. Aquy
guardava i gabbiani ed ascoltava il loro grido. Quante
volte anche lui aveva sentito, durante i suoi voli, il grido del suo
cuore felice ed era come ascoltare una musica soave mentre il vento ti
sfiora e ti accarezza appena dando a tutto il corpo una specie di
ebbrezza. Il ritorno a terra dopo quei voli lasciava un senso di
soddisfazione e di sfinitezza ed ogni volta Aquy si addormentava con
un lieve sorriso. Solo
ora si rendeva conto, e ne era certo, che quei voli erano incontri
d’amore, dove il suo corpo si fondeva con la sua anima, dove i suoi
sensi venivano scossi profondamente procurandogli un piacere enorme
che lo sfiniva. Shelly
lo osservava con dolcezza, in silenzio, ed era felice di vederlo
finalmente cosciente di tutto questo e disse: S
– Voglio che sia sempre così, voglio sentirti vibrare di desiderio,
voglio sentirti fremere di piacere, voglio sentirti gridare di felicità. A
– Anche io lo vorrei ma è così difficile a volte spiccare il volo
e raggiungerti!! Non trovo la forza, sono come un aereo senza
carburante S-
Sono io il tuo aereo che ti porta lontano ed è importante che tu
capisca che il carburante di cui mi alimento non è né il passato né
il futuro, ma è il presente. Quando saprai arrivare da me spogliato
dei piaceri, dei dolori, delle paure e delle angosce del
passato e per il futuro allora niente potrà impedirci di partire,
lasciarci andare e unirci per renderti felice. Vivi Aquy… vivi il
momento! Aquy
ripeteva quella frase "vivi il momento" ed era come dire
"cogli l’attimo". In quella apparente confusione si faceva
sempre più nitida la certezza di aver trovato la cosa più preziosa
che poteva esistere: l’amore
per la sua anima, l’amore per se stesso. Lo
invase una forte emozione ed un grande desiderio di stringere a se
Shelly per guardarla ed accarezzarla teneramente, per ballare con lei
il tantra del cuore, per chiudere gli occhi e sentire il suo respiro,
per sussurrarle il suo amore. S
- Aquy so a cosa stai pensando, è così che devi fare, bravo,
continua..e ti insegnerò io a ballare il tantra del cuore. A
- Ma qual’ è questo tantra? S
- Eccolo qui, sta per risuonare dentro di te, sei pronto ad
accoglierlo? A
- Si, credo di si. Aquy
si concentrò su di sé, tutte le sue emozioni e i suoi pensieri
avevano preso a girare in circolo, come un girotondo senza fine, un
dolcissimo gorgo che girava e girava e lo coinvolgeva sempre più..e
mentre l’armonia tra sé e la sua anima si faceva sempre più
avvolgente e perfetta cominciò a sentire una voce che usciva dal
centro del gorgo e diceva..
affronta affronta affronta non
rimuovere affronta affronta affronta affronta affronta affronta affronta affronta affronta affronta affronta affronta
E
in pochi attimi di colpo percepì come in una vampata di piacere
totale quello che il tantra alla fine diceva... la felicità. Un
suono metallico, fastidioso, insistente mi sveglia e il sogno
svanisce. Mi passo le dita fra i capelli e mi sembra di sentire il
profumo del mare. Il blocco e la penna sul comodino attirano la mia
attenzione, forse mi stavano aspettando, e mi metto a scrivere di
nuovo. Inquieta
tremolante anima A quattro mani,
Giulia
e Serenella (di Pesaro e Modena) Se vi è piaciuto questo sito, votateci cliccando qui sotto, ci aiuterete a crescere
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