Ecco, esco dalla contrada di S. Francesco, passo dalla porta dell'Angelo,
fuori dalle mura di Liapola (non molto distante dall'ospedale di S.
Leonardo
di Bagnaria), avanzo nella via Dei Ferrai, vedo distintamente la chiesa
di S. Bernardo. Cammino per Stampace, è un brulicare di popolo:
bottegai, manovali, agricoltori dei vicini terreni della Vega e di
Palabanda, sicuro
perché ben difeso da torri e mura (certo non così formidabili come
quelle
del Kastrum Kastrum).
Vedo la torre dell'elefante, costeggiando la muraglia, arrivo
nella Piazza
Stampace, passo vicino alla porta Stampace, vicino alla chiesa di S.
Giorgio; poi mi avvicino nei pressi dell'oratorio e chiesa di S. Egidio
e Michele (un poco più in là le vie S. Paolo e S. Antonio che prendono
il nome da altri due oratori). Vedo la ripida salita di Via del Monte;
non attraverso la porta dello Sperone, scendo per la via dell'
Abbeveratoio, là un gruppo di cavalieri "dai bianchi
mantelli" si riposa e concede una sosta ai loro destrieri, prima di
lasciare la città; risuona il vociare del vicino mercato del Valentico,
mi inoltro fra i banchi colmi di ortaggi, frutta... e di
ogni ben di Dio.
Ora vado verso il burrone di S. Guglielmo (S. Elemu), ammiro
l'imponente
torre Dei Cavoli, bevo un poco alla fontana, ho un appuntamento con una
gentile dama presso la chiesa di S. Margherita, cammino con passo
svelto,
è tardi e rischio di non arrivare in tempo all'appuntamento? E' una
bellissima giornata di sole, là nel porto di Liapola sta attraccando un
veliero, forse una nave Catalana.
Mentre mi avvio, spedito, verso il dolce appuntamento, penso al triste
destino dei templari.
I Poveri cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone sono un ordine
militare cavalleresco. L'ordine iniziò ad essere attivo a Gerusalemme
subito dopo la prima crociata, verso gli anni 1118-1119, ad
opera di un gruppo di
soldati arrivati nella città santa. Il loro scopo, ufficialmente, era
quello
di proteggere i pellegrini che attraversavano la strada Jaffa - Gerusalemme.
Ma, probabilmente, il loro vero compito era quello di trovare gli
scritti
che potessero alimentare le loro tradizioni esoteriche, che avevano
radici
molto profonde.
L'anno scorso, nel 1307, Filippo IV di Francia, complice il Papa
Clemente
V, fece arrestare il gran Maestro Jacques de Molay e tutti i templari
Francesi.
L'accusa era veramente infamante: sacrilegio e satanismo.
Mi pare quasi di vederli, i monaci del Tempio, pronti per l'ultimo
pranzo,
prima di partire per lasciare Karalis e Stampace.
E' mezzogiorno. Il refettorio è coperto da una lunga e candida
tovaglia.
Il frate cuoco ha già provveduto ad acquistare nel mercatino della
"platea
Stampacis", pane, vino, qualche legume, e dal mercato della carne
del Castrum
Karales dei succulenti pezzi di pecora.
Dopo la prima funzione del mattino, svoltasi con particolare solennità
nella
cappella della loro Domus, gli scudieri hanno controllato
e preparato
i cavalli, il maresciallo ha provveduto a radunare le armi, rinunciando
al qualche ora di sonno, prima della messa nella Chiesa di S. Anna.
Dopo la benedizione e la recita del "Pater Noster", inizia il
pranzo, un
monaco legge le sacre scritture, appositamente scelte dal cappellano. I
cavalieri mangiano in perfetto silenzio. E' un pranzo veloce, la nave
sta
aspettando nel porto di Lapola. Finito il pranzo l'ultima incombenza: portare
quanto rimasto del pasto ai poveri.
La colonna di cavalieri procede per via dell'abbeveratoio, esce dalla
porta
dello sperone, sia avvia verso il cimitero di Palabanda, per l'ultimo
saluto
ai fratelli lì sepolti.
Riattraversa la porta dello sperone, arriva alla piazza Stampace, passa
per la porta Stampace, e percorrendo la porta dell'angelo, si incammina
verso il porto.
Le ultime notizie non sono confortanti: in Francia tutti i fratelli,
compreso
il Maestro Jacques de Molay, sono stati arrestati, anche per i templari
di Sardegna gravi sono i pericoli. Non resta che fuggire, forse verso il
Portogallo e la fortezza di Tomar o la più vicina Venezia.
Sono arrivato alla chiesa di Santa Margherita, ora abitata dalle figlie
di S. Chiara, ma qualcuno dice che molti anni fa vi era un nucleo
templare
femminile. Aspetto sulla soglia. Vedo arrivare Celestina, bella come non mai. Con lei abbiamo da tempo
iniziato
a discutere di scienze esoteriche, di alchimia, di antichi riti
misterici.
Racconto quanto so circa i poveri cavalieri di Cristo e del S. Sepolcro.
Era chiaro, dopo i documenti fatti affiggere nelle chiese dall'arcivescovo,
che preannunciavano gli arresti, che essi avrebbero abbandonato la
città
per luoghi più ospitali.
Celestina ha in mano preziosi testi che trattano di alchimia, mi sorride
e incomincia, come al solito, con le sue incessanti domande: "Caro
Robur,
che ne sai tu dell'alchimia?" Una domanda così, a bruciapelo, avrebbe
sconvolto chiunque.
Ci penso un poco, ho ancora in mente quei maledetti templari, e cerco di
dire quanto mi è parso di capire, memore delle ultime discussioni con l'amico
Efisio che ha avuto modo di approfondire molti concetti con il Magister
di S. Restituta: gli adepti dell'arte alchimistica dicono che il loro
scopo è quello di fabbricare la pietra filosofale.
Celestina, facendo finta di essere completamente digiuna della materia,
continua imperterrita: "A cosa servirebbe mai questa famosa pietra?
Secondo
me non è qualcosa di concreto, ma più che altro un concetto astratto."
Non
posso che rispondere:"Ipotesi molto fantasiosa Cele, ma a me hanno
detto
che la pietra si ottiene nell'Athanor, un vero e proprio forno, dalla
lavorazione
di un ben preciso minerale, quindi è qualcosa di materiale."
Continuo, sempre più dubbioso: "Qualcuno, però, mi ha detto di un
rito
segreto, il cosiddetto battesimo del fuoco, o Bapho meteos, che sarebbe
stato celebrato dai Templari, o almeno dai vertici dell'ordine." La
ragazza
ne deve avere sentito parlare: "Ma non adoravano, in segreto, una testa
barbuta, con due facce, nominata Bafometto?"
La bruna mia amica, con sfrontata civetteria femminile, inizia a
sorridere.
Sono quasi tentato di coprire le sue labbra con le mie, ma non
sono sicuro
che accetterebbe questa licenza.
Continua, mostrandosi molto seria, a parlare: "Gesù ha detto: 'Io
rivelo
i miei misteri a coloro che sono degni dei miei misteri, se la tua mano
destra farà qualcosa la tua mano sinistra non deve sapere ciò che fa.'"
Sono un poco sbalestrato, la guardo in modo interrogativo, come si
farebbe
con una pazza: "Che cosa stai citando? Non mi pare un testo
canonico."
Sempre seria, risponde: "E' il sessantaduesimo versetto del Vangelo di
Tommaso, detto Didimo, sicuramente non lo conosci." La mia cara amica
riesce
sempre a stupirmi, la incalzo: "Dove hai reperito questo testo?"
Sempre
più seria continua: "Tutto quanto è riferito ai Templari, a partire
dal
loro primo nucleo costitutivo di 9 cavalieri, ha forti connotazioni esoteriche.
L'ordine era sicuramente legato al movimento esseno, all'interno del
quale
si maturerà l'esperienza religiosa di Joshua Ben Joseph, Gesù di
Nazaret,
ed allo spiritualismo della prima chiesa Cristiana Orientale che fece
propri i contenuti del V Vangelo, quello di Tommaso o Didimo (fratello
spirituale
di Gesù)."
Sembra un fiume in piena, oramai non la ferma più nessuno: "Il Vangelo
di
Didimo, che consta in 114 detti attribuiti a Gesu', ritenuto apocrifo e
quindi non canonico dalla gerarchie della Chiesa Cristiana occidentale,
è sicuramente portatore di insegnamenti segreti. Il suo contenuto fu
bollato
da Origene (nel III secolo), S. Agostino ed Eusebio di Cesarea, come
eretico."
Sono sconcertato e ribadisco la mia richiesta di chiarimenti:
"Allora,
dove hai visto questo fantomatico quinto Vangelo?" Finalmente, rallentando
la parlantina, è disponibile a darmi ascolto: "Me ne ha dato una copia
una monaca del convento, dice di averlo trovato dentro un libro della
biblioteca."
Mi porge un manoscritto, alcuni suoi appunti, dove posso leggere questa
illuminante frase: Forse avevano capito il ventesimo detto del V vangelo
che recitava: "Gesù disse: 'Chi cerca non smetta di cercare /
finché
non
trova / e quando troverà / resterà sconvolto / e, così sconvolto, / farà
cose
meravigliose / e regnerà sul tutto.' Nei sotterranei del tempio avevano
trovato,
invece del tesoro costituito dall'Arca della Alleanza, dalla Menorah,
dal
sacro Graal, importanti scritti che sconfessavano gli insegnamenti ufficiali
della chiesa.
Non posso esimermi dal metterla in guardia: "Bada, Cele, per molto meno
altre sventurate fanciulle sono finite sul rogo!!" Continuo: "Però,
ora
che ci penso, mi pare logico affermare che i cavalieri Templari,
avversati
dalla gerarchia ecclesiastica, che li utilizzò nella varie più o meno
fortunate
campagne di guerra in terra Santa, per la loro diversità, la loro
sete
di ricerca, anche mediante rituali segreti di iniziazione, furono sempre
guardati con sospetto." Celestina, mi guarda con dolcezza (forse mi
vuole
un poco bene) e dice questa lapidaria frase: "Per i cavalieri Templari
era
Giacomo il Giusto, o il minore, fratello di Gesu' il legittimo
continuatore
della sua missione."
Non posso fare a meno di chiedere: "Cara amica mia, stai forse pensando
di farti monaca?" Scoppia in un riso spontaneo, bello, armonioso e dice:
"Caro Amore, perché sei così timido?" Sono piacevolmente sconvolto,
ancora
una volta, non so cosa replicare. Trovo il coraggio di dire: "Ti posso
baciare?"
Intanto, me ne accorgo, divento rosso, rosso, forse di vergogna, forse
di
passione.
Il nostro è uno strano dialogo. Ora Lei, avvicinandosi e prendendomi la
mano sinistra che avvicina al suo cuore, guardandomi negli occhi
dice:
"E tu, piccolo templare, non vorrai mica farti monaco?" Sento il suo
seno,
pieno, vivo, ansimare. La bacio, un dolce contatto fra le nostre labbra,
un attimo che, nell'eterno presente, non ha inizio né fine. Non penso
più
a niente. Ci stacchiamo, mi prende la mano e dice: "Andiamo Robur, passiamo
al Valentico, ho tanta fame."
Ora, lei non gioca più con me a fare l'ingenua: "Raggiungeremo, amore,
anche noi questa conoscenza?" Rispondo: "Penso proprio di no, per noi
si
aprono altre strade, penso belle." E' una giornata magnifica, il sole è
caldo,
in basso, verso il porto di Lapola, scintilla il mare, sento l'odore
della
salsedine, pungente ed afrodisiaco. Un veliero inalbera la bianca
bandiera
con la croce rossa ad otto punte.
Roberto Pinna - di Cagliari
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