Rotto il filo d'argento,
svetta il mio corpo astrale,
ascende, fluttua, sale,
contento di migrare
verso il Sé superiore.
E spariscon le ore,
nell'eterno presente.
L'anima può sondare
Le altre mie esistenze,
come grani dorati,
su un rosario infinito.
Io percorro, stordito,
gravato dai peccati,
quel gran tunnel, indeciso,
verso la Luce vera.
Rivedo volti amati,
e ucciso l'egoismo,
ogni mia titubanza,
mi affido in loro mani.
E' più buia la stanza,
hanno coperto il corpo,
"Amici, non son morto,
ritornerò domani".