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Paolo
Manfredi
paolo-man@libero.it
Poesia
Elegia
di un fiorellino e di un'incauta mano
Un fiorellino dall'esile
stelo
si aggrappa al suolo,
si oppon tenace al vento,
il suo flagello, d'esperienza carco
dei luoghi già battuti
e di pietate parco.
Lui prono ne affronta le folate,
or si contorce or evita
le forti sventagliate.
Chissà perché, ma ad un'incauta mano
tesa a far schermo
si offre quest'arcano!
Ecco.. lo guarda e lo carezza,
ne loda le sue doti:
venustà e fermezza.
Il fiorellin dapprima è lusingato,
pel un nuovo scudo
dal fato destinato;
sparge nell'aria cheta, perciò, riconoscente,
effluvi profumati:
il meglio del suo niente.
Petali ruvidi e rigati dal vento
offre alla mano incauta
come suo gradimento.
Ma il vento corre così incessantemente
e a tale idillio
si mostra indifferente.
E la man lassa, o forse poco attenta,
colta a sorpresa
la sua presa allenta.
Il fiorellin, lasciato all'improvviso,
dapprima è attonito
ma poi forte e deciso.
Si afferra al suolo, e sì rapidamente
riprende la sua pugna
col tizio indifferente.
Ma per la mano, che un giorno gli fu amica,
il fiorellin d'allora
diventò un'ortica.
La man distante, però, sulle sue dita
ancor reca il profumo
della sua nobil vita.
Paolo Manfredi - di
Napoli
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