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Marco Gigli
CYBERNAUTA
Nebulose
armonie si allacciano
Si
abbracciano e si lasciano, in moto perpetuo, ellittico,
attraendosi sino a sfiorarsi e respingendosi
fino ad odiarsi comunicando
i rispettivi umori, mai trasformati
in alchemici amori, mai perpetuati,
con rimpianto, mai. E
lo spazio si definisce In
luoghi asettici che non contaminerai In
asteroidi che non riuscirai a fermare e Invidierai,
la loro rotta così diversa dalla tua, così
indeterminata, vaga e affascinante, mentre il
tracciato intrecciato del tuo cammino determinato,
ti annoia. Come
puoi ricordare tutte le vite Che
hai vissute, divorate, i corpi Che
hai avuto non li hai posseduti Neanche
per un minuto, li hai amati, ammirati,
solo usati
e abbandonati come adesso continui
a fare e fai con l’ombra perpetua che
continua ad avvolgerti, inseguirti, la parabola dei
desideri. AL.
2000
DISFARE
La nebbia nel canale come ogni giorno alberi rossi e la campagna intorno soltanto un bocciolo d'autunno falsa primavera di un sole troppo basso all'orizzonte vola Icaro sempre più in alto. Cosa mi hai portato stagione umida dal naso rosso se non la pioggia dell'Anima e batuffoli di fiato? Cosa se non le foglie secche di un tronco spezzato un amore bagnato, un anomalo ritorno alla Poesia? Stagione menzognera e putrida di comignoli e tombe di caminetti accesi e fuochi fatui di torpore e morte. Cancellerò da me questo trapasso risorgerò nella Pasqua anch'io tornerò migrando. Ora ti lascio i miei rifiuti l'innocenza mia abbandonata nell'Eden e i giorni di Bacco e le notti di Sirio e Sagittario. AL ' 02
LAURA
Laura era bella di mattina presto usciva con lo scialle in testa attraversava l'orto, giù sino al fienile e quando tornava aveva sempre un uovo in mano. Spesso la sera, d'estate passeggiava lungo il sentiero che porta al paese amava confondersi allo sconforto sepolcrale della natura al tramonto. Parlava piano per non disturbare i pensieri degli altri. Quando si sposò era talmente raggiante che la pioggia di quel giorno, quella strana pioggia d'aprile, parve non bagnare l'asfalto, parve una benedizione. Giocava con il suo bambino con il suo cuore di cristallo, come lei lo chiamava; i suoi non erano i teneri vezzi di una madre; col passare del tempo s'impadronì di lei una possessività, un attaccamento così morboso al suo bambino che la costringeva a restare chiusa in casa, sempre vicina a lui. Sempre più magra; era comunque bella ma deperiva, si consumava, sfioriva come la sua serra. La baciai un'ultima volta, baciai la lebbra che la strappava da noi. Mi sorrise come faceva quando di mattina presto usciva con lo scialle in testa; e quando tornava aveva sempre un uovo in mano. AL ' 02
VERSO IL FUTURO
Quando ero ragazzo guardavo la luna di marzo e mi dicevo che il mondo sarebbe cambiato ma non sapevo come, né quando. Camminavo al buio sotto le stelle e mi domandavo perché, di tutto ma ero pieno di me e mi bastava. Ora non mi basta. Ho trattenuto il respiro per quanto ho potuto, ma ora che sono costretto a respirare quest'aria mi intossica è piombo e cenere di un mondo che si spegne come una cicca nel mare dei suoi problemi. Deboli e forti tutti sono immersi nel fumo di questo mondo simile all'oppio tutti accecati con uno scopo da raggiungere. Io non ho un fine, né una fine. Io vado verso il futuro con ardore e pianto con una mano sul cuore e l'altra nella tua con un dialogo di corpo con una voce mia con un palloncino con una scala a pioli ed ho paura di cadere se guardo giù. Non credi sia ora di andare verso il futuro mia cara? Non è semplice lasciare i miasmi e i vincoli di una piovra che cresce di giorno in giorno. Dobbiamo uscire dall'ingorgo o il gas ci addormenterà. Nei rari momenti di coscienza aiutami a preparare la fuga. Nel futuro c'è una promessa nel futuro c'è una luce sicura. Non c'è la luna chiara del mio passato nè quella velata del nostro presente. Verso il futuro amore vieni verso il futuro. AL ' 02
DIALOGO Mi spoglio dei miei panni resto nudo non penso al tempo guardo intorno e sento di essere terra e mi tocco tocco i granelli di sabbia che sono e mi sbriciolo nel vento. Il mio seme arriverà su una nube, poi cadrà. Si rinnoveranno i tempi le stagioni. Su di me pioveranno parole e gocce e tornerò a vivere, a germogliare lasciandomi cullare dai pensieri contrastanti di due amanti che su di me piegheranno fili d'erba credendo che l'amore sia loro lasciando un seme che non vivrà. E nell'ultima sera del mio eterno moto sotto alberi lacerati dal sole vedrò sorgere la notte e tornerò uomo. Nascerò dal calore di un bacio dato a caso e lascerò che sia tu a raccogliermi e lascerò che sia terra ciò che resterà di me insieme a te. AL ' 02
Poesia di Marco Gigli - di Terni - e-mail: erptr@tiscalinet.it
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