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Diana Pacelli

cvdr@libero.it 


STRALCI DI UNA GIORNATA MEDIA

Eccola qui…la sento, su di me, mi alita sulla pelle, mi oscura la vista, mi getta in una consueta molle malinconia.

Una giornata d’inedia, una giornata inutile. Tutto si fa miraggio, persa in un futile pensiero che lega con umidi legacci la mia vitalità, ingabbiandola in una bolla di grigiore fumoso che non è protezione. Solo solitudine. E senso di incapacità.

Una sottile emozione che nasce da sogno, s’insinua nel corpo fagocitando, in un giorno che non vuole finire, ogni movimento; gesti ripetitivi che giustificano anche la sveglia di stamattina. E nonostante… una brezza di gioia nel sentirmi unico protagonista, prim'attrice di questo dramma onirico, impossibile, popolato di cattive comparse fantasmatiche; in un teatro vuoto, tutte le luci accese: Diana! si va in scena - non sono pronta - Si alza il sipario, gli occhi abbagliati dai riflettori, uno sguardo pellegrino che striscia in una immagine non chiara - non c’è nessuno - gesti e parole che si perdono e non giungono nel districarsi tra sinapsi ritrose: la consapevolezza che…tanto - tutto - è solo - maledizione! - unicamente - mio. E ancora… cercare di schiudere questo delicato germoglio in questo sottobosco di sterpi, ché, loro, le querce, almeno arrivano ad assaporare il gusto del cielo. Il desiderio di mostrarsi, la necessità di liberarsi. Tra gli altri, come gli altri: in una incomunicabilità illusionista che ci edifica attorno un mondo ego-centrico e perso- disperso- dilaniato- lacerato -. Tutto fottutamente inutile.

“Ché tanto non potrai mai comprendere ciò che vivo, e com-patire”. Ed è, allora, qui che si giustifica il Tutto? Il bisogno di unirsi a qualcuno, che sia come me, per dio! La necessità inoppugnabile di rendersi reciprocamente parte della propria Vita: il desiderio sessuale. Possedere e lasciarsi possedere da qualcuno, anche solo per un istante, un momento…vi prego!

Guardando intorno scene che altrimenti mi avrebbero effuso tenerezza; ora non altro che ennesima ragione al mio bianco senso di solitudine.

Va’ Diana…va’, ché un’altra piccola porticina si apre per te… un altro fantasma ti si rivela (“…ciò che piace al mondo è breve sogno…”). Già! Nella continua , incostante ricerca dell’altrui sorriso, dell’altrui assenso : ecco ciò che ti ha lasciato questo fottutissimo teatro. Nient’altro che apparenza, che puoi provare quanto vuoi a riempire di sostanza, rimarrà sempre e solo fottutissima apparenza.

Dietro la quale la tua solitudine.

Diana Pacelli

Napoli, 29/11/2001


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