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Diana Pacelli STRALCI DI UNA GIORNATA MEDIA Eccola qui…la sento, su di me, mi alita sulla pelle, mi oscura la vista, mi getta in una consueta molle malinconia. Una
giornata d’inedia, una giornata inutile. Tutto si fa miraggio, persa
in un futile pensiero che lega con umidi legacci la mia vitalità,
ingabbiandola in una bolla di grigiore fumoso che non è protezione.
Solo solitudine. E senso di incapacità. Una
sottile emozione che nasce da sogno, s’insinua nel corpo fagocitando,
in un giorno che non vuole finire, ogni movimento; gesti ripetitivi che
giustificano anche la sveglia di stamattina. E nonostante… una brezza
di gioia nel sentirmi unico protagonista, prim'attrice di questo dramma
onirico, impossibile, popolato di cattive comparse fantasmatiche; in un
teatro vuoto, tutte le luci accese: Diana! si va in scena - non sono
pronta - Si alza il sipario, gli occhi abbagliati dai riflettori, uno
sguardo pellegrino che striscia in una immagine non chiara - non c’è
nessuno - gesti e parole che si perdono e non giungono nel districarsi
tra sinapsi ritrose: la consapevolezza che…tanto - tutto - è solo -
maledizione! - unicamente - mio. E ancora… cercare di schiudere questo
delicato germoglio in questo sottobosco di sterpi, ché, loro, le
querce, almeno arrivano ad assaporare il gusto del cielo. Il desiderio
di mostrarsi, la necessità di liberarsi. Tra gli altri, come gli altri:
in una incomunicabilità illusionista che ci edifica attorno un mondo
ego-centrico e perso- disperso- dilaniato- lacerato -. Tutto
fottutamente inutile. “Ché
tanto non potrai mai comprendere ciò che vivo, e com-patire”. Ed è,
allora, qui che si giustifica il Tutto? Il bisogno di unirsi a qualcuno,
che sia come me, per dio! La necessità inoppugnabile di rendersi
reciprocamente parte della propria Vita: il desiderio sessuale.
Possedere e lasciarsi possedere da qualcuno, anche solo per un istante,
un momento…vi prego! Guardando
intorno scene che altrimenti mi avrebbero effuso tenerezza; ora non
altro che ennesima ragione al mio bianco senso di solitudine. Va’
Diana…va’, ché un’altra piccola porticina si apre per te… un
altro fantasma ti si rivela (“…ciò che piace al mondo è breve
sogno…”). Già! Nella continua , incostante ricerca dell’altrui
sorriso, dell’altrui assenso : ecco ciò che ti ha lasciato questo
fottutissimo teatro. Nient’altro che apparenza, che puoi provare
quanto vuoi a riempire di sostanza, rimarrà sempre e solo fottutissima
apparenza. Dietro
la quale la tua solitudine. Diana Pacelli Napoli, 29/11/2001 Se vi è piaciuto questo sito, votateci cliccando qui sotto, ci aiuterete a crescere
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