Pubblicità:

Pubblicazione delle vostre opere

Nunzio Fiore

io@nunziofiore.com

www.nunziofiore.com

Racconti:

Fai così perché non mi ami più

Scelte

 

 

Profilo dell'autore

 


  

Fai così perché non mi ami più

 

Il tempo e' imprevedibile, a Londra. E' possibile svegliarsi con un sole caldo e appiccicoso, andarsi a lavare il viso, tornare alla finestra e ammirare la grandine. Il tempo e' cosi': non lo puoi prevedere. Io lo so bene, perche' una volta ho vissuto piu' stagioni in un solo giorno.
Era la mattina del 12 Luglio scorso. Mi svegliai sudato e intontito dal sole, non avevamo le tende in quella casa in Camberwell. Mary Jane, mia moglie, non le voleva. Mi affacciai alla finestra e ammirai lo spaventoso cielo londinese; le nuvole pettinavano rapidamente l'aria, la solcavano come aratri sulla terra umida. Le vedevo passare cosi' veloci che a raccontarlo non ci si crede. Allora pensavo che prima o poi mi sarei abituato anche al cielo di Londra, ma non e' stato cosi'.
Mary Jane non faceva altro che ripetermelo. Vuoi fare l'artista, diceva. Vuoi essere l'uomo triste perche' e' da artisti esserlo; ecco perche' non ti piace nemmeno il cielo. Ogni volta che mi parlava in questa maniera, fingevo di non ascoltare ed andava a finire sempre nello stesso modo:
-Fai cosi' perche' non mi ami piu'!-, diceva.
Era la sua conclusione per tutto.
Io attaccavo a parlare delle tende e lei diceva che voleva cambiare casa, che quella era piccola e che non aveva senso comprare le tende se poi cambiavamo. Io rispondevo che quella casa poteva andare bene ancora per un po', e lei:
-Fai cosi' perche' non mi ami piu'!-.
Sempre!
La sera prima di quel famoso 12 Luglio, avevamo avuto una discussione stupida riguardo ad una trasmissione televisiva su Channel 4.
Era una farsa in cui i protagonisti fingevano di essere una coppia in crisi. Mary Jane aveva preso le mie parole, le aveva annodate, ritagliate e sconvolte, ed erano diventate:
-Tu guardi queste storie perche' sono simili alla nostra. Io non ti amo piu'!
-Ma cosa stai dicendo?-, le rimproverai annoiato.
Fai cosi perche' … eccetera … eccetera!
Era diventata monotona. La cosa che piu' mi faceva arrabbiare era che avesse ragione. Non l'amavo piu'!

Quando mi svegliai presi il vecchio maglione grigio e i pantaloni che mi aveva regalato tempo prima, ad un compleanno o a un anniversario, e andai in bagno a cambiarmi.
Mi preparavo e provavo un'insofferenza incontrollabile per tutto cio' che mi ricordava Mary Jane in quella casa.
Il bagno era il suo regno e dovunque guardassi lei aveva lasciato la propria firma. Spazzolino, lacca, saponi, creme, scarpe, asciugamani, spugne, trucchi, profumi. Aveva marcato il proprio territorio. Quando indossai il maglione mi sentii un albero segnato da un cane; quella cagna di Mary Jane.
Scesi le scale e tornai nella sala prima di uscire per andare a correre. Non correvo mai, ma quella mattina ne avevo bisogno, dovevo spurgare Mary Jane dalla mia testa con una bella corsa giu' per la collina di Camberwell. Ecco che pero' qualcosa si mise tra me e la corsa: la grandine.
La rabbia per quel repentino cambiamento di tempo fu improvvisa e devastante.
-Cazzo, cazzo, cazzo!-, gridavo.
-Londra e' come una donna che ti rompe le palle e tu Mary Jane ne sei lo specchio!-, urlai alla poverina mentre mi raggiungeva spaventata dalle mie urla.
Quando strillavo in italiano, Mary Jane non capiva mai. Anche quella volta non capi', ma rispose con le lacrime agli occhi e una frase inglese. In italiano suona piu' o meno cosi':
-Dici cosi' perche' non mi ami piu'!
Non ci vedevo dalla rabbia. Gettai per terra tutto cio' che trovai sul tavolo, feci rumore e gridai frasi che non ricordo nemmeno. Infine uscii vestito come un ridicolo vecchio corridore sotto la grandine.
I primi colpi in testa non mi diedero nemmeno fastidio; fu il torrente di ghiaccio che mi flagello' il corpo vestendolo di lividi, quello si', mi infastidi'.
Mi rifugiai in un caffe' e feci colazione. Ero tutto rosso in viso e non c'era un muscolo che non mi dolesse. La gente che mi vedeva si prendeva gioco di me e non volli andare al bagno a darmi una sistemata perche' probabilmente mi sarei vergognato ancora di piu'.
Quando mi trovavo da solo a pensare capivo molte cose. Mentre mangiavo i miei toast e le mie uova capii che in fin dei conti non c'era argomento su cui Mary Jane non avesse ragione. Ero un artistoide romantico/esistenziale. Uno di quelli affezionati allo spleen e alla noia, o ennui, che rende meglio l'idea. Tutto senza una vera ragione se non la mia condizione di artista. La cosa che mi bruciava di piu' era il modo diretto che aveva Mary Jane per dirmi certe cose. Come se il fatto di amarmi dovesse in qualche modo impedirle di giudicarmi. Il vero stronzo alla fine ero io. Io non volevo stare piu' con lei, tantomeno a Londra, tantomeno in un'altra casa. Io non l'amavo piu' e non avevo avuto il coraggio di dirglielo per molto, troppo tempo.
Pagai e uscii di nuovo in strada. Un sole tropicale spaccava l'asfalto e le teste dei passanti. Decisi che avrei confessato la mia stupidita' a Mary Jane.

Una volta a casa, un biglietto mi accolse al posto di mia moglie:
"Caro Andrea, ho capito una cosa fondamentale: NON TI AMO PIU'! Mary Jane Whebber"
Questo mi lascio' disorientato per un pezzo, Rilessi piu' volte quelle parole: NON TI AMO PIU'!
Non era possibile. NON TI AMO PIU'!
Lei era mia moglie. NON TI AMO PIU'!.
Con uno stupido orgoglio tutto maschile cercai di rintracciarla. Non poteva lasciarmi, non lei. Tutto quello che avevamo fatto e sognato. La casa! Noi due. Lei non mi amava piu', ma io, io… io l'amavo ancora.
Come i bambini che vogliono sempre cio' che non avranno, io volevo Mary Jane.
Le mie ricerche telefoniche furono vane. Dove si era cacciata? Mentre passeggiavo per la casa inciampai nella mia immagine riflessa e mi vidi con addosso il maglione grigio del liceo di Camberwell che la mia piccola Mary Jane mi aveva regalato quando ci eravamo messi insieme. Quanto l'amavo; Dio, quanto l'amavo!
Mentre componevo nella mia mente pagine di endecasillabi in rime ternarie intitolate: "Ode alla mia Regina Mary Jane", la porta di ingresso fu spalancata per far entrare in scena la protagonista della mia opera.
-Ah! Sei qui!-, disse.
Non risposi.
-Questa sera dormi qui! Domani te ne vai!
Non risposi nemmeno questa volta, ma pensai: dice cosi' perche' non mi ama piu'!
-Non hai nulla da dire?
Nulla, pensai.
-Vado a farmi una doccia!-, e spari'.
Andai alla finestra. Il vento stava sollevando onde di polvere e fastidio. Gli spifferi di aria gelida ricordavano la neve, anche se era Luglio io mi trovavo a Dicembre. Non capivo cosa volevo fare ne' cosa pensare. Il mio riflesso sul vetro, quel maglione. Non sapevo, giuro non sapevo. Probabilmente non pensavo.
Mi andai a sdraiare. Mary Jane entro' nella stanza da letto con l'accappatoio addosso.
-Vattene! Devo cambiarmi!
Mi sedetti sul letto e la guardai annoiato. Avevo ripreso il controllo di me stesso e della situazione: ero annoiato. La fissai per qualche istante poi le chiesi:
-Mary, ci siamo mai amati?
-Io ti ho amato! Ti ho amato tanto! Ma tu non ami nessuno. Per te l'amore arriva e scappa via. Tu non mi hai mai amata. Non so nemmeno perche' ci siamo sposati.
Finsi di pensarci sopra un paio di secondi, poi dissi:
-Per noia! Credo che ci siamo sposati per noia.
-Ma vaffanculo Andrea!
Mi alzai e andai in sala. Dovevo trovare un angolo dove dormire.

Il 13 Luglio Mary Jane non c'era piu'. Se n'era andata lei al posto mio. La vita da single mi piacque per qualche mese, poi il tempo prese a cambiare rapidamente, le nuvole a correre e io cominciai ad annoiarmi.

Nunzio Fiore        

 


Scelte

 

-I cerchi che via via si allargano fin quasi a scomparire, hanno un nome?
-Non saprei, di che parli?
-Ma si dai! Quei cerchi che si formano dopo che il sasso cade nell'acqua.
Sorrisi, tirai un sasso nell'Oceano
e chiesi:
-Questi?
-Esattamente! Hanno un nome, secondo te?
-Non credo! Cerchi, sono dei cerchi..... niente di piu' e
niente di meno!
-Si! ma non sono cerchi... non so... sono qualcosa di piu'...
-Cioe'?
-Sono tempo, causa, effetto, gioco, vita e morte, in un
tutt'uno, non credi?
-Non ti seguo! Che vuoi dire?
L'unica cosa certa e' che prima di raccontarmi cio' che poi mi
disse, aveva riflettuto tanto su quei cerchi e su cosa potessero
significare. La cosa in se' non mi stupiva, faceva sempre cosi' quando
le veniva un'idea: ci ragionava e ci giocava nella testa e con gli altri
e da sola, finche' non arrivava il momento che la sentiva abbastanza
forte per buttarla in strada a vivere. Penso che fosse anche il suo modo
di vivere e di affrontare le situazioni. Farle crescere fino a che non
erano pronte a camminare. Voleva essere sicura di non cadere per terra,
credevo, e lo credeva anche lei. Questo fino alla sua strana storia dei
cerchi dell'acqua. Una storia che per lei significava dare un giro
potente alla ruota e vedere dove si poteva finire se la si girava ad
occhi chiusi, fidandosi solo del proprio istinto.


Gli raccontai la storia dei cerchi, non so nemmeno io bene il
perche', forse credevo e sapevo che avrebbe capito. Alla fine era
semplice. Come tutte le idee, che bene o male che sia nascono informi,
che magari le capisci solo tu, ma poi finisce che le modelli e le
scolpisci fino a quando dal cilindro muto di un blocco di marmo emerge
una statua, muta anch'essa, ma viva. Non so se mi capite. Viva: viva.
Nel senso che la vedi che e' li', e che puo' camminare nel mondo se lo
vuole. Ma prima la devi modellare. Le devi dare due gambe su cui
reggersi, altrimenti sei costretto ad andartene in giro con la tua bella
idea in braccio e te la puoi godere solo tu perche' gli altri non la
capirebbero. So che non e' molto chiaro come concetto, e forse su questo
ci devo lavorare ancora un po', ma sulla storia dei cerchi nell'acqua
no. Credo che sia semplicissima... e credo che l'abbia capita anche lui.

Camminavo... o meglio, stavo fermo li', sulla spiaggia con altri
mille come me. Non me ne preoccupavo del mare. L'Oceano. Li' di fronte
da anni. Ogni tanto mi prendeva con se', e poi, quand'era stufo mi
ributtava sulla spiaggia. Un compagno di giochi lunatico, ecco cos'e'
l'Oceano se tu non puoi fare nulla se non stare al suo gioco. Ed ero
li', che pensavo a come la sera sarebbe stata chiara e densa di stelle,
quando lui mi prese stretto per mano, completamente avvolto da lui, poi,
in un attimo, lui sorrise, io non capivo bene che stesse succedendo, mi
strinse piu' forte, sorrisi, lui non lo vide, non lo poteva vedere, ma
io sorrisi, sollevo' il suo braccio e mi lancio' in acqua. L'oceano e'
questo. Un compagno di giochi, un partner imprevisto, un amore
travolgente in cui, non sai come, a volte ti trovi da solo a navigarci,
perche' magari lui ti ha preso con se e vuole farti sentire la sua forza
e il suo amore, e altre volte nemmeno lui se lo aspetta, ma qualcuno ti
prende e ti scaglia dentro. Questo e' l'oceano se tu sei un sasso e lui
e' il Mare.

a rivo d'acqua
o a filo che sia
la parola per descrivere quanto leggero si possa andare non c'e'.
Sei li':
goccia tra le gocce,
e poi sei un attimo sopra,
lieve lieve,
una manciata di millimetri appena,
e viaggi
a fil di mare.
Viaggi e lasci che l'oceano, il mare, il sasso, il lancio, due persone,
l'aria, tutto ti passi fuori, accanto, ma anche dentro, tanto sei
veloce.... e dopo te altri, come te,
disposti a cerchio
disposti a tutto.
Cerchi a filo d'acqua che poi finisce che sparisci... finisce che non lo
sai ma sparisci... per chi crede che cio' che c'e' e' cio' che vedi...
ma qui entra il gioco magico di noi gocce e di chi sa vedere
un'emozione. Vedere, giuro! Vedere.

goccia tra le gocce
rimani
dentro al mare
comunque vada
ma non sei che li principio di qualcosa
che gia'
era cominciato....

capisci?
lo capisci questo?

cade il sasso
e' stato mosso un braccio
entra in acqua
e si nasconde
poi riemerge
ma non e' piu' di pietra,
e' il palpito di un cuore che ha cominciato o
ha ripreso a battere.
Il sasso,
il sasso cade
si nasconde,
poi cio' che lo circonda risente
di cio' che gli e' successo
e si agita fino a uscire allo scoperto.
Noi gocce d'acqua questo lo sappiamo.
Cade e arriva la sua forza,
la forza di cio' che gli e' accaduto,
arriva a noi. Ci fa alzare dalla nostra tranquillita' e ci porta
una manciata di millimetri
a fil di mare
e ci fa viaggiare...
e fino a qui
ci puo' arrivare qualsiasi mente
e
qualsiasi cuore.
Ma il gioco diviene magico nel momento in cui
vedi anche cio' che c'e' dopo.
La nostra forza non e' piu' li',
ormai siamo un'emozione dell'Oceano.
Questo e' un sasso lanciato nell'acqua, se sei una goccia e se sai
qual'e' il gioco delle onde nel mare.

Sono l'aria. Non facciamo giochi su questo. Non abbiamo tanto tempo,
anche perche' ormai il discorso e' semplice. Non perdero' tempo come gli
altri e mi presento subito. Sono l'aria che e' causa di un evento: un
sasso nel mare. Io sono l'aria che porta in giro la storia di cio' che e'
successo e di cio' che succede una volta che il sasso e' caduto nel piu'
profondo degli abissi marini. Sono l'aria che canta agli uomini, col
fischio del vento, il canto di un sasso che credeva di essersi perso
nel buio e che, una volta scoperto cio' che era e cio' che poteva e sapeva
provare, non fu piu' sasso, ma prima forza, poi goccia, poi aria... e
poi ora non so... perche' non sono piu' nemmeno aria...

ora sono qualcosa di piu' perche' la storia del sasso finirebbe qui, per
chi, non l'ha compresa o chi non la vuole comprendere... ma io so che ho
spazio nelle menti di chi sogna e so dare la forza di un sorriso.... lo
sfogo di un pianto, la gioia di un amore, lo strazio di un dolore, il
calore di un abbraccio, la bellezza di uno sguardo, la commozione, la
serenita', tutto.. tutto... proprio tutto... e mi fa ridere, sai? mi fa
ridere da matti, pensare che ero solo un sasso sulla spiaggia.

Nunzio Fiore -  12 luglio 2000     

 

 

 


Profilo dell'autore                               

N

 

torna su


Se vi è piaciuto questo sito, votateci cliccando qui sotto, ci aiuterete a crescere

 



numero di accessi al sito:

 

  

   

  

Pubblicità (scambio banner):