che
mi conduce sull'orlo di un baratro senza fondo.
E
allor che io, fremente, mi getto nell'abisso,
mi
perdo nel vuoto,
dimenticando
le mie spoglie mortali,
gli
attaccamenti e gli amori di chi poco comprende
il
mio folle errare,
celando
per sempre le forme multicolori
di
questo mondo in continuo sfacelo,
dove
allo spuntar del giorno
segue
presto l'ombra della notte
e
il fantasma onnipresente della morte.
Sorriso
radioso
Sorriso
radioso,
giocondo, felice,
nasconde
il profondo
sconforto della vita,
la
luce e le tenebre
dell'animo umano
che
lotta
per il sorgere del sole.
Alberi
spogli
Cammino
triste
tra
alberi spogli e vetusti,
secolari
tronchi spogliati
della
loro veste colorata e verde,
intensa
dell'andata estate,
ormai
morta nel cielo d'autunno.
Silenziosi
i miei passi
rompono
le foglie secche e appassite,
il
mondo passato che se ne va nell'oblio.
Io
stesso non mi riconosco,
or
che pallido il mio volto
e
cadente il mio cammino.
D'improvviso
s'apre al mio sguardo:
un
grande e maestoso acero splendente
di
rosso lucente,
di vita che ancor rimane,
una
fiamma accesa nel cimitero dei perdenti,
una
speranza per chi non rinuncia
al
calore del sole.
Vecchietto inerme
Vecchietto inerme che camminavi sereno tra la folla convulsa, caotica e frenetica, in quei giorni di festa, tutti correndo a cercar regali. Tutti cercavano, tutti s'affrettavano, solo tu andavi piano, la vecchiaia incalzava e non c'era nessuno ad aspettarti. Non sentivi le grida e le canzoni assordanti, moderne accozzaglie di suoni, no, non sentivi niente, perché eri sordo da anni. Te ne andavi solitario per l'area pedonale del Vomero, a Napoli, città infelice, nel tuo limbo a ricordare gli anni felici di un passato ormai andato, che niente e nessuno avrebbe potuto far tornare, quando eri accolto dall'affetto dei tuoi cari, quando il Natale lo passavi insieme, con tutta la famiglia... Ora invece sono tutti in paesi esotici e lontani, e ti hanno lasciato solo, tremendamente solo. D'un tratto il rombo di una grossa moto scavalca i suoni e le grida, su di essa un bestione incivile di motociclista esibizionista. Tutti corrono via, tutti lo abbandonano per scappare da quel folle centauro, per fuggire dal pericolo incombente. Lui si chiede: "Perché la gente corre? Perché ancora una volta mi lascian solo?" La folla sparisce, lui si ferma, giusto il tempo di vedersi giungere addosso la bestia, il mostro, che gli va incontro... per abbracciarlo... un abbraccio mortale... un urlo... il vecchietto cade... un lago di sangue... chiamano l'ambulanza... la sirena lancinante... Il centauro è sparito con la sua bestia... Non c'è testimone a raccontare il fatto... e il vecchietto se ne va all'altro mondo... forse, si spera, un mondo migliore di questo che lasciava.
Luci
nella notte
Luci nella notte si rincorrono tra le ombre svelando gli angoli nascosti e bui della città assonnata. Riportano alla mia mente i ricordi dei tempi giovani in cui correvo dietro ai piaceri senza mai immaginare che essi divoravano me e mi impedivano di vivere la mia vera natura.
Luci illusorie che mi cullano invano, perché nessuno potrà mai portare indietro il mio amore, ormai perso nell'oblio della fiamma spenta.
Luci accese di colori nei giorni di festa per le strade affollate di umanità fremente, sognante... illusa.
Luci vive di dolci carezze che io scorro sulla pelle della mia compagna accanto al focolare nell'intimo silenzio della casa, a lei che è tornata per essere avvolta dal mio abbraccio e gioire insieme, nudi, i nostri corpi intrecciati, i nostri cuori affiatati.
Bach
Le
note s'inseguono
nella
notte,
sgorgano
dal silenzio
dell'anima
a
plasmare miriadi
di
forme circolari,
grandi
e minute,
come
le miriadi
di
galassie dell'universo.
Forme
che nascono
dall'archetto
del
violoncello,
dalle
mani
del
suo grande artista,
suoni
struggenti e dolci,
luci
e ombre,
tenebrosi
anfratti
e
gaudenti luminarie,
alternanti
i due volti
dell'Infinito
che
manifesta
la
sua danza cosmica.
Musica
che risveglia
il
potere dell'anima
e
ci porta dalla tristezza
della
solitudine
alla
beatitudine
senza
confini di Dio.
È
Bach:
la
musica dell'Illimitato.
-
poesia scritta durante e dopo l'esecuzione delle suite 1, 3 e 5 per violoncello di Bach da parte del Maestro Luca Provenzani nella Chiesa della Pietrasanta a Napoli il 26/12/09 -
un'esecuzione straordinariamente bella e intensa -
Silenzio, intorno a me un manto di neve avvolge ogni albero, ogni cosa, ogni amore, ogni timore di silenzio, fitto silenzio, casto silenzio,
lento
silenzio, che assopisce l'antico ardore, l'amore di lei che aveva acceso la mia libido e mi aveva catturato nella sua prigione. E ora libero io cammino, solo sulla strada oltre ogni confine. Il silenzio mi appaga: sono davvero felice.
Tristezza
nel cuore malinconia di un fiore appassito dai vortici del tempo che m'ha lasciato solo in un momento solo al mondo io sono gli affetti abbandono le speranze e le
illusioni che tempestavano la notte con rombanti tuoni ora zittiscono il silenzio m'avvolge la bocca e le dita triste nel cuore e nella mente all'unisono disperato
nella vita liberato dalla morte ognuno ha la sua sorte.