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Eccomi a voi. Mi presento: mi chiamo Elda Fossi, e sono giunta in questo spazio, e naturalmente negli studi che mi hanno permesso di parlare qui con voi, dopo una svolta ad U della mia vita.
Una svolta che ha segnato il prima e il poi.
Prima, insegnante di Inglese, accanita organizzatrice del "fare" senza un attimo di tregua, consumatrice da record di tutta la farmacopea sul mercato... poi studiosa di medicine alternative, soprattutto Cromoterapia mentale, contatto con le vibrazioni sottili dei colori "angeli di luce", di Astrologia Karmica con maestri Vedici, e di culture così dette primitive.
In mezzo al prima e al poi, una bella botta di carattere fisico e psicologico, l'avvertimento del Sé Superiore, o di come vogliamo chiamarlo, che richiamava, ancora una volta, al percorso dell'anima... e questa volta ho ascoltato.
Quando il passo è quello giusto, il sentiero si traccia da solo, dicono gli Indiani d'America, e così è stato.
Se prendi devi anche dare, dicono ancora, e quello che ho dato, conferenze, scritti, movimenti politici, mi ha dato, come dono di scambio che è il cuore di tutte le relazioni dei popoli pre-colombiani, moltissimo.
Oltre la pace dello spirito, il dono di cominciare a vedere cante ishta, con gli occhi del cuore. GLI INDIANI D'AMERICA (torna su)
Introduzione
Anche voi che leggete, riceverete, com'è costume, un dono di scambio, perché per questi popoli senza voce, il ricordo è il dono supremo.
Sarà il dono della risonanza spirituale e culturale, perché le loro culture racchiudono un patrimonio per la mente e per l'anima.
Il primo dono è sfatare preconcetti e pregiudizi, che possono accompagnarci, anche nostro malgrado, considerata l'impostazione della nostra storiografia.
Analizziamo i più comuni.
La Storia
Il primo pregiudizio è che gli Indiani siano "popoli senza storia", sull'assunto, stabilito da noi del "cervello sinistro", che la trasmissione scritta, per di più cronologica, sia l'unico modo di registrare la storia.
Per i pre-colombiani, con l'unica eccezione dei Maya, la trasmissione è orale, e non è meno fedele delle parole scritte su pietra, papiro, argilla o carta.
La parola, per gli Indiani, è energia che incontra altra energia e non può essere rinchiusa nella rigidità di regole o strumenti.
Come per tutti i popoli vicini alle origini, la parola è sacra e in modo sacro deve essere tramandata.
E il modo più vicino allo Spirito è, come dicono i Sioux, "l'Uccello Sacro della memoria".
La storia di ogni popolo è la "parola degli Antenati" e quindi deve essere tramandata con fedeltà e rispetto assoluti.
Gli Anziani e più di tutti gli Sciamani ne sono i custodi e i responsabili, vere enciclopedie viventi, che tramandano i ricordi ancestrali attraverso la parola e li lasciano in eredità a chi "inizia i passi dove finiscono i loro".
E i Bianchi, Statunitensi e Canadesi, pur nel loro pregiudizio, e qui devo dire apparente e in mala fede, dovevano comprenderne la forza coesiva, se hanno proibito nelle Riserve, per decenni, la famiglia allargata, cioè la coabitazione dei nonni e dei parenti anziani nelle famiglie indiane...
Quei nonni che nelle lunghe sere d'inverno, nei tipì addossati ai monti, o nelle sere d'estate, intorno ai fuochi, narravano storie che avevano radici nel mito e nella tradizione tribale...
Un altro elemento che ha rafforzato il pregiudizio, è la diversa valutazione del tempo nella cronologia degli eventi, che non seguono la sequenza spazio-temporale a cui siamo abituati e che abbiamo scelto come categoria unica.
Gli Indiani scelgono il tempo dell'anima, in base al quale riportano nei loro pittogrammi per un dato anno, per esempio, una ricca caccia o l'apparizione di una cometa piuttosto che una battaglia in cui sono stati vittoriosi e che ha fatto scalpore nel mondo dei Bianchi.
E qui devo inserire la differenza tra il concetto di tempo tra noi e quelli che chiameremo popoli animici, cioè gli Orientali e gli Indiani d'America.
Tempo lineare il nostro, che presuppone il concetto di progresso, calcolo e previsione e che segmenta gli eventi con marcatori spazio-tempo (i luoghi e le date, croce degli studenti di Storia...).
Tempo circolare il loro, tempo dell'eterno ritorno, propiziato dai riti, che segue la legge ciclica del Cosmo.
Se scegli una strada lineare è per non tornare, dicono gli Indiani, e le differenze culturali di queste due visioni sono evidentemente enormi.
Il secondo, comune pregiudizio riguarda il concetto di progresso.
Progresso
La domanda che più spesso mi viene rivolta durante le mie conferenze è perché nelle culture Indiane non ci sia progresso.
Ricordo la mia risposta, la prima volta che ho incontrato questa domanda, durante una conferenza in un albergo molto elegante, e ancora me ne vergogno.
"Forse perché non gliene frega niente" ho risposto, entrando in proiezione con la persona che mi porgeva la domanda e che, per quello che aveva detto precedentemente, e per il tono della domanda stessa, presupponeva la risposta "Perché sono inferiori".
Risposta, quella mia, che contravveniva ai canoni della cortesia e del controllo energetico degli scambi interpersonali, ma che comunque, nella sostanza, era esatta.
Il progresso, inteso come lo intendiamo noi Occidentali, è al di fuori dei programmi evolutivi degli Indiani, addirittura in contrasto, nel significato stesso della parola, che presuppone percorso lineare, come abbiamo visto senza ritorno.
Per gli Indiani la crescita avviene nell'interno della propria coscienza, in armonia con le leggi della Terra e del Cosmo, nel cerchio del tempo che va e ritorna come onde del mare, senza alcuna progressione lineare.
Ogni punto dell'arco del tempo è uguale per ogni generazione.
Il problema è che spesso noi confondiamo il concetto di progresso con quello di evoluzione tecnologica.
L'Antropologia ci ha insegnato infatti che non esistono culture o civiltà superiori o inferiori, il nostro pianeta rappresenta una pluralità di civiltà, ciascuna unità coerente da considerare dall'interno dei suoi aspetti, che sono ciò che si intende come cultura.
E, abbastanza tristemente, devo dire, la confusione tra cultura e tecnologia porta a sopravvalutazioni della "cultura Bianca", anche qui parola da prendere cum grano salis, poiché include differenze enormi... sopravvalutazioni non solo da parte di un'opinione pubblica di palato un po' grossolano, ma anche da parte di voci eccellenti...
E questa sottovalutazione ha portato, nell'Ottocento, in America, alla Teoria del Destino Manifesto, in base alla quale l'Uomo Bianco, essendo superiore, e i suoi successi erano la manifestazione del gradimento divino, aveva il diritto-dovere di dirigere le coscienze e le vite di uomini inferiori...
E gli Indiani dovevano essere quelli sul gradino più basso, se hanno ricevuto per ultimi il godimento dei diritti civili, nel 1924, gli Indiani che avevano abitato per primi quella terra e l'avevano consegnata intatta alle generazioni a venire...
Senza religione
Anche i cronisti di Cristoforo Colombo dovevano ignorare i principi dell'Antropologia Culturale, peraltro ben al di là da venire, se poterono definire, bianco su nero, "miserabili creature senza religione" quegli Indios che li accoglievano generosamente e il cui nome era frutto di un formidabile equivoco storico e che tuttavia suona armoniosamente alle orecchie di quegli uomini e donne a cui hanno strappato la cultura, ma non il profondo spirito religioso: suona bene perché, cambiando l'accento, diventa in Diòs, in Dio.
E gli Indiani di tutte le Americhe sentono lo Spirito in ogni azione, in ogni manifestazione ed in ogni momento e ne ricercano incessantemente la presenza attraverso i simboli.
Per loro il dono della visione mistica è il traguardo supremo di ogni vita.
L'accusa di essere senza religione è, per questi popoli, forse il pregiudizio più grande e grossolano.
Miserabili
creature senza religione, dunque… ed ecco cosa risponde un Capo del
XIX secolo in una registrazione ufficiale: "Eravamo un popolo
senza leggi, ma eravamo in ottimi rapporti con il Grande Spirito,
Creatore e Signore del Tutto. Ci giudicavate dei selvaggi. Non capivate
le nostre preghiere, né cercavate di capirle. Quando cantiamo le nostre
lodi al sole, alla luna e al vento, ci trattate da idolatri... Senza
capire, ci avete condannati come anime perse, solo perché la nostra
religione è diversa dalla vostra". In effetti la religione ha per gli indiani un ruolo centrale, e i principi religiosi sono fortemente introiettati. L’uomo è letteralmente avvolto nel divino, e ne cerca continuamente la manifestazione attraverso i simboli, "le parole del Grande Spirito". Tutto è wakan, sacro, perché partecipe della stessa sacra energia che viene dall’Uno. Cito ancora: "Tutta
la vita è wakan. E così anche tutto ciò che esibisce forza
nell’azione, come i venti, le nubi, o nella resistenza passiva, come
il masso sul sentiero. Poiché anche i legnetti e i sassi più umili
posseggono un’essenza spirituale che deve essere oggetto di riverenza,
quale manifestazione del misterioso potere universale che pervade ogni
cosa". Un
universo permeato dalla stessa energia, dunque, che si fraziona in tutte
le cose, rendendole partecipi della stessa qualità , quindi ugualmente
sacre… e come non pensare alle teorie moderne della fisica dei quanta
e delle particelle… Religione
e cosmogonia complesse, che collegano individualismo alla simultanea
molteplicità, che si riflette nella gerarchia cosmica, esemplificante
la molteplicità di aspetti dello stesso potere, quello dell’Uno. Fondamento
della religione è “Molti in Uno Solo”, Uno che si suddivide nella
legge della quaternarietà. Quattro
sono gli attributi di Wakan Tanka, il Grande Spirito, quattro gli Dei
Superiori, Inyan, la Roccia, Maka, la Terra, Skan, il Cielo, Wi, il
Sole, tutti identificati in Wakan Tanka. Quattro
gli Dei Aggiunti, gli Dei Subordinati e i Simili agli Dei, comprendenti
corpi celesti, forze della natura, animali e concetti filosofici,
“Sedici in Uno Solo”… ancora più complicato del concetto della
Trinità, presente in molte religioni… Altro che popoli “senza
religione”! Oltretutto
le deità della Manifestazione, sono, come tutte le cose del creato,
duali, hanno cioè “una doppia faccia”,
concetto facile comprendere poiché questi popoli vivono in simbiosi con
le forze della natura, che possono essere benefiche con i loro doni e
malefiche con i loro poteri di devastazione. I
Controllori, i rappresentanti dei principi della Manifestazione, possono
essere in conflitto tra loro e con l’uomo, che deve propiziarne la
benevolenza con riti e sacrifici e vegliare sempre sui suoi
comportamenti . Una
tensione costante, una ricerca incessante, che può sfuggire solo a chi
ha parametri di giudizio rigidi e precostituiti, come gli Europei che
per primi sono venuti in contatto con questi popoli, e poi gli
americani, loro figli. La
cultura degli Indiani ha un
fondamento etico, evidente in tutti i suoi comportamenti sociali e verso
l’ambiente. La
Terra, per gli indiani, è la Madre, dispensatrice dei doni della vita,
è appartenenza ed identità. Possiamo quindi
facilmente comprendere quali effetti psicologici e sociologici abbia
avuto, per loro, la deportazione in territori sconosciuti, per di più
privi delle caratteristiche che erano vita e cultura. La
terra, come la madre, va rispettata, ha imparato ogni indiano nel
cerchio del tempo, e il suo tonal,
la sua aura, il suo corpo energetico, per dirla con Castaneda, va
rinforzata con pensieri di pace e di armonia…come starà, in questi
anni, il tonal della Terra? Terra
che è femminile, accoglienza e nutrizione, ed ecco che emerge la natura
di "cervello destro" di questi popoli guerrieri, cioè natura
che privilegia le facoltà di intuizione, di percezione extrasensoriale
e del sogno come strumento di conoscenza, di immaginazione, di
visione olistica e del tempo
circolare, contro le nostre categorie del "cervello sinistro"
fondate sulla ragione, sulla settorializzazione analitica, sulla logica
e sulle possibilità di calcolo e previsione proprie del tempo lineare. Non
a caso il punto centrale della mitologia Sioux, per esempio, è la
visitazione della dea Whope, la Donna Bisonte Bianca, deità femminile
portatrice dei Comandamenti di base del comportamento
etico, fonte di sicurezza emozionale e punto di riferimento e di
coesione. Legame
con la Terra che voglio esprimere con le parole del Capo Seattle (1853): Insegnate ai vostri figli Ciò che noi abbiamo insegnato ai nostri figli Che la Terra è nostra madre Tutto ciò che accade alla Terra Accade ai figli della Terra L’uomo non ha intrecciato il tessuto della vita, ne è solamente un filo Tutto ciò che egli fa al tessuto Lo fa a se stesso La Terra non appartiene all’Uomo Bianco L’Uomo Bianco appartiene alla Terra.
Clicca qui sotto Siti consigliati sugli indiani d'America (selezione di Jayan Walter): Storia degli Indiani d'America - www.yazoo.it Indiani d'America - www.fratellipellerossa.com I Sioux e le tribù dei Nativi d'America - www.sioux.too.it I Nativi d'America - http://utenti.lycos.it/pierluigibaglioni/ I Nativi d'America e il Little Big Horn - www.littlebighorn.too.it Libri consigliati sugli indiani d'America (li potete ordinare su Unilibro): Jamie Sams - La ruota delle lune - Meditazioni pellerossa per molte lune H. Storm - Sette frecce - Edizioni Tea P. Jacquin - Storia degli Indiani d'America - Edizioni Mondadori R.B. Hassrick - I Sioux. Vita e costumi di un popolo guerriero - Edizioni Mursia G. Hyde - Nuvola Rossa e il suo popolo - Edizioni Bompiani R. Kaiser - Dio dorme nella pietra - Edizioni Demetra M. Romano - Nutrire l'aquila. La via Lakota alla conoscenza di sé. - Edizioni L'Età dell'Acquario
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