Sito dello scrittore Jayan Walter

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Teatro Paradiso

Via Mariano Semmola, 13 - Napoli

(Vomero Alto - Cappella Cangiani - dopo la clinica Pascale salendo)

  

Sabato 13 e Domenica 14 Novembre 2004

  

LA COMPAGNIA "LO SCRIGNO"

ha rappresentato

"Il gioco delle maschere"

Commedia in 2 atti di Jayan Walter

 

con (in ordine di apparizione)

 

PERSONAGGI

INTERPRETI

Felice Nessuno

(il suggeritore... e il saggio)

Alessandra Vispo

Checco Sferza

(il regista - nella commedia)

Peppino Colace

Marianna Spilla

(Marianna Sollazzo)

Ida Rocco

Conte Ludovico De Magistris

(Barone Ludovico De Scrocchis)

Antonguido  Picciotto

Lucrezia Specchi

(Lucrezia Sborgia)

Lia Ferrara

Maggiordomo Gualtiero Bische

(Gualtiero Lo Schiavo)

Angelo Taddei

Antonio Fondelli

(Conte Antonio Cornelio)

Antonio Pistucci

Carabiniere scelto

Giovanna Russo

Anna Maria Pezzano

Appuntato

Salvatore Trippa

Gianni Romano

Medico

Domenico Curato

Gino Parrella

Giorgia Vaccaro Margherita Cipullo

 

e con

 

da: "Alle Falde del Kilimangiaro",

la danzatrice Maria Grazia Poggiagliolmi

 

 

Regia

Giancarlo Bianco

 

 

 



 

Presentazione

      

Come diceva Shakespeare - "La vita non è che un'ombra in cammino; un povero attore, che s'agita e che si pavoneggia per un'ora sul palcoscenico e del quale poi non si sa più nulla..."-, la vita è una grande commedia, in cui ognuno interpreta il suo ruolo, nel lavoro, nella società, nella famiglia. Dal medico al paziente, dal professore all'alunno, dal genitore al figlio... sono tante maschere che indossiamo ed in cui ci identifichiamo totalmente, perdendo la consapevolezza della nostra natura più profonda e vera: gioia, libertà e amore senza limiti. Come diceva Platone - "Conosci te stesso" -, come dicono i saggi dell'Oriente - "L'universo è come tu sei" -, soltanto quando ci liberiamo dalle maschere, quando smettiamo di identificarci in esse, potremo vivere la vita nella sua pienezza.

In questa commedia gli attori interpretano altri attori che, insieme al regista, preparano un'altra commedia: "L'arte di arrangiarsi". C'è il conte Ludovico, benestante, proprietario di banche e impresario della Compagnia teatrale; Marianna, moglie del regista Checco e lei stessa attrice, una donna molto sensuale e bella; Lucrezia, che non riesce ad accettare l'età che avanza... Ma uno dei protagonisti è assente... e oltre a lui non arrivano neanche le maschere... quelle maschere che il regista aveva seguito nella fattura sin nei minimi particolari - dalla commedia: "Non lo sai forse che sono proprio le maschere che creano i personaggi? Senza di esse gli attori sarebbero dei poveri manichini, senza vita. Mai potrebbero dar vita al personaggio! È nel momento che calzano la maschera sul volto, è proprio allora che avviene la magia, il miracolo,… la grande trasformazione alchemica! Perdono completamente la propria identità ed assumono un nuovo aspetto, nel corpo, nella mente e nello spirito. Quando scende la maschera si oscura l'attore e sorge il personaggio" -.

E sarà proprio quando riusciranno a trovare il nuovo attore, Antonio, che interpreterà il conte Antonio Cornelio, che inizierà quel gioco delle maschere e quella truffa ai danni di Ludovico che lo farà soffrire e, alla fine lo spingerà a togliersi la maschera... Tutto questo con l'aiuto di Felice, figura cardine della commedia, che rappresenta il saggio, colui che già si è tolto la maschera e ci guida a venir fuori da questa grande illusione - dalla commedia: "Vedrai, che ora che hai compreso 'IL GIOCO DELLE MASCHERE', la vita sarà soltanto un 'grande divertimento'! È proprio come quando si va al cinema. Se ci si immedesima nella storia che si vede e nei suoi personaggi, si soffre insieme a loro. Ma se rimaniamo consapevoli del fatto che è soltanto una 'finzione', una proiezione sullo schermo, allora anche un film tragico ce lo gusteremo per quello che è e ne apprezzeremo l'interpretazione. Vedrai che la vita diventerà un 'grande gioco'" -.

E lo spettatore viene fuori dal teatro trasformato, pronto a cambiare la sua vita, a dare meno importanza a tutte quelle piccolezze del quotidiano, ad arrabbiarsi di meno, a vivere di più il suo spazio interiore.

Quando proposi questa commedia al regista Giancarlo Bianco, lui l'apprezzò proprio per la sua originalità e ricchezza di contenuti, e, come ha sempre fatto nella sua lunga carriera, l'ha portata in scena con grande entusiasmo e professionalità, perché crede nei valori esposti dalla commedia e nell'importanza di fare un teatro nuovo, che ci invita a riflettere.

                                                                                                  Jayan Walter

 

 

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